«Rodotà candidato» La mossa di Grillo spiazza la sinistra

RomaSi chiama Stefano Rodotà ed è il Pietro Grasso grillino. Quest'ultimo fu il candidato presidente del Senato che il centrosinistra scelse per imbarazzare il M5S. E ci riuscì. Rodotà è quello che per strategia e vendetta Beppe Grillo ha indicato come candidato presidente della Repubblica per spaccare il Pd. La questione è chiara, pallottoliere alla mano: se Rodotà venisse votato sia dai grandi elettori del centrosinistra sia da quelli grillini potrebbe già dirsi seduto sulla poltrona più comoda del Quirinale, almeno dal quarto scrutinio. Quindi la mossa di Casaleggio e Grillo è questa: diamo l'assist a Bersani per mandare al Quirinale un uomo a cui non si può dire di no e che la base ama. A quel punto, se il segretario del Pd continuerà a preferire l'ipotesi dell'accordo con il Pdl su nomi che poco entusiasmano il ventre del partito, si prenderà la responsabilità davanti al suo elettorato e all'Italia tutta dell'inciucione senza nemmeno l'alibi della strada obbligata. Tanto che Grillo come sua abitudine mette già le mani avanti: «Secondo me faranno presidente Amato».
Il nome del giurista di origini calabro-albanesi ha in parte sbianchettato i risultati delle Quirinarie svoltesi lunedì. Sia Milena Gabanelli sia Gino Strada, i due nomi che avevano ottenuto il maggior numero di preferenze dai 48mila aventi diritto, hanno infatti ieri rinunciato. La giornalista di Report ha reso ufficiale ieri, con una lettera a corriere.it, quanto era nell'aria: «Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro - che amo profondamente - provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona». A quel punto c'era soltanto Strada tra Rodotà e la candidatura. Ci ha pensato Grillo in persona: «Dopo la rinuncia di Milena Gabanelli - scrive Grillo sul suo blog - ho chiesto a Gino Strada, che ha optato per la candidatura di Stefano Rodotà». Con tanti saluti, però, alla democrazia web e ai referendum on line.
La strategia di Grillo è esplicita. Il comico la illustra così parlando in Friuli: «D'Alema e Amato sono dei mostri. Se la sinistra punta su di loro, e io spero di no, il Pd è morto. Allora vado dai giovani del Pd e gli dico facciamo un governo insieme». Già, perché è il giorno della provocazione a sinistra: «I confronti col Pd si fanno sul programma, loro devono venire sul nostro programma, se loro sono disposti a rinunciare ai 46 milioni, sulla legge che riguarda il conflitto di interesse e sulla legge elettorale da cambiare anche domani». Ma chi si illude che siano rose e fiori, legga quello che scrive su Bersani sul blog: «Finora questo signore ci ha chiesto solo il voto per un governo Bersani per farsi i cazzi suoi». E ora, con la trattativa in atto con Berlusconi, si candida a essere il «responsabile» del «suicidio della Repubblica». E poi su Sel: «Cominciano a capire che il nostro pensiero e il nostro programma sono condivisibili. Ma io non sono amico di Vendola, io non sono amico di nessuno».
Ieri intanto Vito Crimi, capogruppo in Senato, ha annunciato che proporrà l'espulsione dal gruppo M5S di Marino Mastrangeli, il senatore del M5S andato come ospite alla trasmissione di Barbara D'Urso, dal gruppo parlamentare del M5S al Senato, «per rispetto dei cittadini che ci hanno votato e che ci pagano lo stipendio». La proposta, precisa Crimi, «seguirà tutto l'iter previsto dal codice di comportamento parlamentare del M5S».