«Sì alla comunione per i risposati Ma devono pentirsi»

«Non posso pensare ad una situazione in cui un essere umano è caduto in un buco senza più via d'uscita. Spesso egli non può tornare al primo matrimonio. Se questo è possibile, ci dovrebbe essere una riconciliazione con la moglie o con il marito, ma spesso questo non è possibile». Sulla questione della comunione ai divorziati risposati civilmente - il tema più controverso al centro del prossimo Sinodo sulla famiglia - parla il cardinale Walter Kasper, scelto da papa Francesco per la relazione al Concistoro dello scorso febbraio, che ora dà nuovi argomenti alla possibilità dell'«assoluzione» a queste persone e quindi alla loro ammissione ai sacramenti.
«Nel Credo - dice in una lunga intervista al magazine americano Commonweal - diciamo di credere nel perdono dei peccati. Se ci fosse questa mancanza, e ci si è pentiti, l'assoluzione non è possibile? La mia domanda passa attraverso il sacramento della penitenza, attraverso il quale abbiamo accesso alla santa comunione. Ma la penitenza è la cosa più importante: il pentimento per ciò che è andato storto, e un nuovo orientamento di vita. La nuova quasi-famiglia o la nuova partnership devono essere solidi, e bisogna vivere in modo cristiano. Un tempo di nuovo orientamento - metanoia - sarebbe necessario. Non per punire le persone, ma per un nuovo orientamento di vita, perché il divorzio è sempre una tragedia».
«La mia domanda - non è una soluzione, ma un quesito - è questa: l'assoluzione non è possibile in questo caso? E se c'è l'assoluzione ci può essere poi anche la santa comunione? Ci sono molti argomenti della nostra tradizione cattolica che potrebbe consentire a questo modo di procedere», spiega ancora Kasper. A proposito poi della dottrina della Chiesa, che prescrive ai divorziati risposati di astenersi dai rapporti sessuali, per avere la comunione, osserva: «Vivere come fratello e sorella è un atto eroico, e l'eroismo non è per il cristiano medio».

Commenti
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liberopensiero77

Ven, 10/10/2014 - 16:17

Non mi è chiaro di cosa i divorziati risposati dovrebbero pentirsi. Di essersi risposati? Di avere rapporti sessuali col nuovo partner? E, ammesso che si pentano (cosa di cui dubito), dopo la confessione e la comunione, ovviamente continuerebbe il rapporto col nuovo partner, giusto? Quindi che razza di teoria ne viene fuori, uno si pentirebbe in continuazione, per poi ricadere in continuazione nel peccato? Una cosa più cervellotica non si potrebbe escogitare, meglio allora lasciare tutto così com'è, oppure ammettere il divorzio almeno nel caso di separazione per abbandono del coniuge, come facevano i primi cristiani. Meglio ancora sarebbe non considerare il matrimonio un sacramento, come fanno i Protestanti, visto che non c'è un chiaro passo del Vangelo che istituisce il matrimonio indissolubile, che per loro è invece un atto civile basato sull'amore fra i coniugi, che viene benedetto dal pastore in Chiesa, e che dura finchè lo vogliono gli stessi coniugi.