Saccomanni «boccia» i signori di S&P

RomaLa retrocessione decisa da Standard & Poor's «non è adeguatamente sostenuta da analisi condivise, e può causare effetti destabilizzanti». Fabrizio Saccomanni commenta con irritazione il downgrading dell'Italia deciso martedì sera da Standard & Poor's. Una valutazione, dice il ministro dell'Economia all'assemblea dell'Abi, basata su dati e situazioni del passato, «con minima o nulla considerazione delle misure già prese o in corso di attuazione». Alla fine, osserva Saccomanni, conterà la valutazione dei risparmiatori italiani e stranieri che investono nei nostri titoli di Stato.
Secondo Saccomanni, «si intravedono i primi segnali di ripresa», col gettito Iva sugli scambi interni che in giugno è aumentato del 4%. In realtà, le prospettive per la nostra economia restano scure, almeno per quest'anno. Lo conferma il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che prevede una contrazione del Pil «vicina al 2%» quest'anno. Solo nel 2014 si potrebbe vedere una crescita superiore allo 0,5%. Una situazione, così la definisce, «difficile, ma con una prospettiva di ripresa».
In questo quadro i margini di incertezza restano molto elevati: rischi di rallentamento dell'economia mondiale ed europea, alto debito pubblico e deboli prospettive di crescita in Italia «rendono i premi di rischio sui titoli pubblici altamente sensibili al clima di fiducia dei mercati», avverte Visco. E un peggioramento dello spread restringerebbe i margini di manovra della finanza pubblica. Perciò, aggiunge, «non possiamo perdere la fiducia degli investitori».
La ripresina di fine anno è, secondo Bankitalia, legata a filo doppio con il pagamento «tempestivo» dei debiti commerciali da parte delle amministrazioni pubbliche. Per Saccomanni l'operazione sta procedendo nei tempi fissati, e il premier Enrico Letta conferma nel corso del question time alla Camera che «c'è un mio impegno diretto per accelerare il pagamento, perchè il governo lo considera essenziale per la ripresa».
La Confindustria segnala, intanto, un leggero miglioramento della produzione industriale, che in giugno ha fatto registrare un incremento dello 0,4% su maggio.
Rispetto, però, ai mesi precedenti alla crisi, in particolare l'aprile 2008, la produzione industriale è scesa del 24,6%.
Saccomanni conferma, inoltre, che sulle questioni ancora aperte di Iva e Imu il governo è impegnato a trovare «soluzioni condivise dalla maggioranza». Per il ministro dell'Economia bisogna rimuovere al più presto dal dibattito politico un tema che «non può più essere fonte di incertezza per famiglie, investitori e risparmiatori». Doveva riunirsi ieri la «cabina di regia» della maggioranza per affrontare i temi fiscali, ma le gravi tensioni politiche di questo momento hanno imposto un rinvio. Una nuova riunione è già prevista per il 18 giugno, ma è possibile che si convochi un vertice nei prossimi giorni.
Al ministero dell'Economia si stanno preparando le soluzioni alternative, da sottoporre al giudizio politico della maggioranza. Tra le ipotesi in campo per l'Imu, restano in prima fila quella di una franchigia di esenzione di 600 euro, o quella di una detrazione aumentata dagli attuali 200 euro a 600. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, un tetto a 600 euro esonera dal pagamento l'85% dei contribuenti. A differenza della franchigia, l'aumento della detrazione varrebbe anche per il restante 15% dei contribuenti.
Il calo di gettito con la prima soluzione è valutato in circa 2,1 miliardi, con la seconda in 3,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda l'Iva, la questione delle coperture è molto controversa.
Il Pdl non eccetta che il mancato aumento dell'Iva venga compensato da incrementi degli anticipi fiscali Irpef, Ires e Irap. Ma Saccomanni non accetterebbe coperture di altro genere, rinviandoeventuali modifiche al Parlamento.