Salari, sindacati pronti allo sciopero generale

Cgil, Cisl e Uil programmano per il 15 febbraio una "giornata di mobilitazione" contro il governo. Anche se Epifani frena, Bonanni attacca: "Basta col teatrino, senza risposte serie si passa alla lotta"

Roma - Fondo monetario, Commissione europea, Ocse, Banca d’Italia, Confindustria, e ora anche la terza agenzia di rating giudica negativamente la politica economica del governo. Secondo Brian Coulton, di Fitch, l’Italia ha «perso un’occasione per continuare il miglioramento» dei conti pubblici. Alla base dell’analisi l’uso dei «tesoretti» fiscali, utilizzati dal governo per finanziare nuove spese; anziché essere interamente destinati alla riduzione del deficit, come previsto dal Patto di stabilità.

In particolare, l’esperto di Fitch sottolinea come «il miglioramento dei conti sia avvenuto soprattutto grazie all’aumento della pressione fiscale e alla lotta all’evasione: due fenomeni potenzialmente transitori». E spiega che alla base dei due fenomeni c’è stata, soprattutto, la crescita dell’economia.

«Se si verificasse un rallentamento dell’economia - aggiunge - (e Fitch per il 2008 prevede un aumento del pil dell’1,3%), le maggiori entrate che hanno permesso il miglioramento del deficit, svanirebbero; e i conti pubblici peggiorerebbero nuovamente». Non solo. Secondo l’agenzia di rating, con uno scenario peggiore, vale a dire con una crescita dell’1% o inferiore (Banca d’Italia dell’1% e la Confindustria dello 0,9%,ndr) «il rapporto deficit-pil potrebbe balzare fino al 3%».

Valori che il ministro dell’Economia non vuole nemmeno prendere in considerazione. Come, del resto, non vuole ipotizzare una flessione della crescita di quest’anno. Così, Tommaso Padoa Schioppa prende carta e penna per confutare le tesi dell’Economist sull’uso dei «tesoretti» fiscali.

Secondo Padoa-Schioppa, l’Italia ha utilizzato «un’ampia quota» dell’extragettito fiscale per la riduzione del deficit. A fronte di 27 miliardi di nuovo gettito registrato nel 2007, più di un punto di pil (15mila miliardi) sono stati utilizzati per finanziare nuove spese con i decreti sul «tesoretto»; il resto, 12 miliardi di euro, pari allo 0,8% del pil, è stato destinato a riduzione del deficit.

Il ministro sottolinea poi che la spesa corrente si è stabilizzata rispetto al pil. Ed è proprio questo il problema. La stabilizzazione di cui parla è in funzione ad un pil intorno al 2%. Nel 2008, quando la crescita dell’economia sarà dimezzata, l’andamento della spesa fuggirà la stabilizzazione. E verrà anche meno l’extragettito da destinato a riduzione del deficit.