Per salvare il cane cade nel torrente e muore

È morta ieri all'ospedale Santa Chiara di Trento una ragazza di 19 anni della provincia di Treviso caduta in un torrente per recuperare il proprio cane. La tragedia è avvenuta in Val Daone, in Trentino. Diana Mazzer, di San Vendemiano (Treviso), secondo una prima ricostruzione si trovava assieme al fidanzato per effettuare una escursione nei pressi di malga Boazzo quando si è accorta che il cane era sparito. Tornata indietro per recuperarlo, ha attraversato il torrente Chiese ma è probabilmente scivolata sui sassi. È stato quindi lo stesso cane a richiamare l'attenzione prima del fidanzato e poi dei soccorritori consentendo loro di trovare il corpo della ragazza una cinquantina di metri più a valle. Recuperata e trasportata con l'elicottero a Trento, la ragazza è morta nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione.
E sempre ieri tre ragazzini di origine marocchina, due quindicenni e un diciassettenne, sono scomparsi dopo essersi tuffati nel fiume Adige a Cavarzere, nel Veneziano, dove abitavano. Le ricerche dei vigili del fuoco hanno finora portato al ritrovamento di un solo cadavere in località Marice dove i tre stavano facendo il bagno. Secondo le prime ricostruzioni, pare che uno dei due quindicenni fosse in difficoltà e che gli altri due siano andati ad aiutarlo. L'allarme è stato dato dai bagnanti attorno alle 14.30. Alle operazioni di ricerca partecipano anche i sommozzatori. In quel tratto, dicono i residenti, le correnti sono pericolose. Il fiume in alcuni tratti è molto profondo e pare che dei tre ragazzini solo uno sapesse nuotare.
Solo due giorni fa un'altra tragedia: due alpinisti morti dopo un salto vertiginoso di 600 metri. Una guida francese e il suo cliente svizzero erano dispersi da sabato scorso sul massiccio del Monte Bianco. Dopo numerosi sorvoli, l'equipaggio dell' elicottero del soccorso alpino valdostano due giorni ha individuato i corpi di Francois Deffert, di 53 anni e del suo cliente Xavier Chambet, di 34 anni. Si trovavano a circa 3.200 metri di altitudine all'interno di un canale, ai piedi della punta Baretti, una zona impervia che ha reso difficili e pericolose le operazioni di recupero durate più di due ore. Di loro non si sapeva più nulla dalle 5 di sabato scorso quando, con le prime luci dell'alba, hanno lasciato il rifugio Monzino che sovrasta la Val Veny, diretti verso la cresta del Brouillard che avevano scelto come impegnativo itinerario di salita verso i 4.810 metri di quota della cima del Monte Bianco.