Salvati dai cinesi i passeggeri dell'Akademik

È finita l'attesa. E la tensione si è finalmente sciolta. Tutti i 52 passeggeri, tra turisti e ricercatori, della nave russa Akademik Shokalskiy bloccata dalla vigilia di Natale tra i ghiacci dell'Antartide, sono stati tratti in salvo e trasferiti in elicottero a bordo della rompighiaccio australiana Aurora Australis, che da giorni tentava di avvicinarsi per le operazioni di recupero. Restano invece ancora a bordo dell'Akademik, ancora circondata da spessi lastroni di ghiaccio invalicabile, le 22 persone di equipaggio che - con lo stesso elicottero della rompighiaccio cinese Snow Dragon - hanno ricevuto viveri sufficienti ad attendere ulteriori soccorsi a circa 100 miglia dalla base francese di Dumont D'Urville. «Una grande grazie a tutti», è stato il commento su Twitter del capo della spedizione scientifica Chris Turney, docente di Cambiamenti climatici alla New South Walles University, che ha postato in tempo reale foto e video dell'elicottero rosso che era andato a prenderli. Un via vai da un lastrone accanto all'Akademik a un altro accanto all'Aurora, per trasferire circa 12 persone alla volta con voli di circa 45 minuti l'uno. Ad accoglierli a bordo della rompighiaccio australiana c'era anche un ricercatore italiano dell'Istituto nazionale di astrofisica, Francesco D'Alessio, rimasto coinvolto insieme ad altri tre colleghi italiani (Giuseppe Camporeale e Paolo Zini dell'Enea e Giulio Esposito del Cnr) nelle operazioni di soccorso. «I passeggeri sono tranquilli ma anche sollevati. Per loro è finito l'incubo e la lunga attesa per le operazioni di salvataggio. Ci sono diverse persone anziane, turisti, insieme ai ricercatori. Ma stanno tutti bene», ha riferito D'Alessio all'ANSA. L'italiano ha inoltre raccontato di come i piani di recupero siano cambiati strada facendo: inizialmente era previsto che l'Aurora si avvicinasse alla Snow Dragon (entrambe nei giorni scorsi avevano provato a raggiungere la nave russa, ma le condizioni meteo e il ghiaccio lo avevano impedito facendole tuttavia restare in acque libere a una decina di miglia di distanza), e che dalla rompighiaccio cinese partisse la spola aerea.