Santanchè condannata: dire "no" al burqa è reato

Quattro giorni di cella, convertiti in ammenda, perché la protesta non era autorizzata. Formigoni senza freni: "La pitonessa striscia e mangia i vermi"

Milano - Si erano indignati, i portavoce dell'ala radicale della comunità islamica milanese, quando - nel settembre 2009 - Daniela Santanchè e altre militanti del suo gruppo avevano contestato la cerimonia di apertura del Ramadan, accusando la prassi del burqa, il velo integrale, di violare le leggi della Repubblica Italiana. Macché. A violare le leggi, dice invece la sentenza emessa dal tribunale di Milano, è stata lei: Daniela Santanchè. Ieri sulla esponente di Forza Italia, già finita nel mirino degli imam (che contro di lei tuonavano «Ha offeso il Profeta e la comunità islamica, merita il fuoco dell'inferno») si abbatte la condanna dei giudici. Quattro giorni di carcere, convertiti in 1.100 euro di ammenda: ma sufficienti a macchiare la fedina penale. E non è tutto: proprio nel giorno della sentenza a suo carico, su Daniela Santanchè ecco il giudizio impietoso di Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia e fino all'altro ieri suo compagno di partito nel Pdl, che va giù pesante: «La pitonessa striscia e mangia i vermi». «Francamente facevo Formigoni più colto. Pitonessa è il termine con cui veniva indicata Pizia, la sacerdotessa che pronunciava gli oracoli in nome di Apollo. Formigoni dovrebbe mettersi a studiare... Ancora meglio: a lavorare», replica la parlamentare. Depurata dalle asprezze polemiche tra ex compagni di partito, la giornata resta segnata dalla condanna penale di Daniela Santanchè, esito tutt'altro che scontato della cerimonia di apertura del Ramadan a Milano nel 2009. Quel giorno il Movimento per l'Italia aveva deciso di contestare in quella circostanza l'obbligo del velo; la Santanchè e alcune altre, tra cui Tiziana Maiolo, avevano manifestato la loro opposizione di fronte all'area che ospitava l'evento; un egiziano aveva replicato colpendo con un pugno la Santanchè. Il pugno alla parlamentare ieri è stato punito con la condanna dell'estremista a una multa di 2.500 euro, oltre che al risarcimento di diecimila euro: ma appena meglio è andata alla Santanchè che si è vista condannare a quattro giorni di carcere. Motivo della condanna: non avere avvisato per tempo il questore di Milano della riunione che il movimento santanchiano aveva programmato contro l'obbligo del burqa. A nulla è valso che i difensori della esponente forzista abbiano spiegato in aula che l'obbligo di avvisare il questore era stato comunque assolto, tanto che un folto contingente di polizia era stato inviato nei pressi dell'evento per impedire tensioni. Il pm ha chiesto trenta giorni di arresto. Il tribunale, nella persona del giudice Maria Luisa Balzarotti, ha concesso uno sconto alla Santanchè, ma ha comunque sancito il principio: aggressore ed aggredita sullo stesso piano; chi rivendica una libertà civile e chi usa i cazzotti per sancire le proprie ragioni possono essere condannati con lo stesso metro.