Santhià, strage in famiglia. Il nipote: "Li ho uccisi io"

Una coppia di anziani e la figlia massacrati a botte e coltellate nella loro abitazione. Il giovane fermato con gli abiti sporchi di sangue a Venezia: "Mi voglio costituire qui"

SanthiàUna strage, quella che si è consumata giovedì notte in una bella villetta di Santhià, in provincia di Vercelli. Una strage che per ora pare avere un colpevole ma che è ancora tutta da ricostruire nei dettagli. Padre, madre e figlia sono stati barbaramente uccisi prima con un colpo alla testa e poi finiti con un coltello nella loro abitazione di via Marconi. A trovarli, riversi nel sangue, è stata la donna delle pulizie, che ha allertato i soccorsi e le forze dell'ordine.
Le vittime sono Tullio Manavella e Giuseppina Bono, entrambi ottantenni e la figlia di 56 anni Patrizia, genitori e sorella di Gianluca Manavella, molto conosciuto per aver allenato anni addietro il Biella Volley.
Non sarà facile per gli inquirenti ricostruire il movente di quanto è accaduto anche se in serata è arrivata la svolta: il nipote in fuga Lorenzo, 25 anni, giocatore del Santhià Volley e figlio dell'ex pallavolista Gianluca Manavella, è stato fermato a Venezia con gli abiti sporchi di sangue. Il ragazzo è sceso dal treno ed è stato notato da una pattuglia della Polfer che lo ha accompagnato al comando. Lì ha confessato: «Sono stato io, sono stato io- ha detto agli agenti- Li ho ammazzati io a Santhià, volevo costituirmi a voi e non a Vercelli». Per lui è stato disposto al'arresto e il trasferimento in cella.
I corpi degli anziani coniugi sono stati ritrovati al piano terra della casa, mentre quello della figlia al piano superiore, ognuno nel proprio letto. Le stanze erano chiuse a doppia mandata ma le chiavi sembravano essere scomparse. Nelle ultime ore i carabinieri avevano ascoltato parenti e amici per cercare di far chiarezza su una strage che appariva un mistero anche se già nelle prime ore gli investigatori ritenevano fondamentale rintracciare il nipote Lorenzo.
La sua assenza sembrava inspiegabile anche perchè i vicini di casa dei coniugi Manavella avevano riferito agli investigatori di aver sentito nel pomeriggio un'accesa lite tra il nipote ed i nonni e poi di averlo visto rientrare in casa solo verso mezzanotte con alcuni amici. Dopodichè di Lorenzo si erano perse le tracce, l'unica era la sua bici che era ritrovata vicino alla stazione.
Tullio Manavella, molto noto a Santhià perchè era stato per anni il direttore dell'Ufficio postale, abitava con la moglie Giuseppina, inferma da anni e su una sedia a rotelle, in una parte della villetta, mentre in un'altra ala della casa bifamiliare abita il figlio Gianluca il papà di Lorenzo, che in questi giorni era in vacanza in Sardegna con la sua compagna. Anche lui ha tentato inutilmente di mettersi in contatto con i genitori e preoccupato ha telefonato ad un suo amico del Santhià Volley di andare a dare un'occhiata. Patrizia, che viveva da sola e lavorava in banca a Vercelli, aveva deciso di prendere qualche giorno di ferie e dormire dai genitori, per dare loro una mano ed essere presente in caso di bisogno. Inoltre la settimana scorsa la donna aveva subito un furto nella sua abitazione e dagli anziani genitori si sentiva più sicura. Cosa sia successo in quella casa, al momento, è ancora un tutto da ricostruire nei dettagli. Si partirà dalla confessione di Lorenzo, campione di pallavolo nella squadra locale, e da un paio di suo messaggi su Facebook: «La musica è la mia droga, i dj i miei pusher» aveva scritto nei giorni scorsi. E ancora: «Unica nota positiva, la pallavolo»; «So di sbagliare ma non merito di essere solo». In serata la confessione, a Venezia: «Sono stato io, sono stato io». Ed ora si cercherà di capire quale sia stata la scintilla che aabbia fatto scattare tanta vioelnza.