Lo scampato pericolo per Prodi è una festa

Maggioranza al traguardo dopo una giornata da incubo ma il premier esulta da Brasilia: "Svolta politica, noi compatti mentre il Polo è spaccato"

Roma - È gioioso Romano Prodi, da Brasilia parla del voto come di «una svolta politica» ripetendo il mantra che «la maggioranza è compatta e l’opposizione è spaccata». E si concede il lusso di gigioneggiare: «Ora Berlusconi dovrà spiegare agli alleati» internazionali la scelta dell’astensione. La nave è in porto: forse non era la tempesta perfetta. Il voto, scontato, arriva in serata. Il decreto che rifinanzia le missioni militari all’estero passa al Senato con l’aggiunta ai voti dell’Udc. Ma nel pomeriggio l’aula di Palazzo Madama diventa un campo di gara di Coppa America: tranelli, buchi di vento, false partenze. Con Massimo D’Alema impegnato come skipper, forse, in uno dei più difficili «match race» a cui ha mai partecipato.

Di prima mattina, Franco Marini gli sposta il campo di gara all’improvviso, quando respinge la possibilità di ammettere l’ordine del giorno dell’Udc. Un ordine del giorno che avrebbe dovuto - nelle intenzioni del governo - far segnare un’ampia maggioranza al Senato. E che avrebbe garantito vento buono alla partenza del dibattito. A quel punto «Massimo lo skipper» prova la strambata: chiede a Calderoli di modificare il suo ordine del giorno. Un odg che chiede al governo «di garantire tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale civile e militare in Afghanistan ». Il ministro degli Esteri prova a modificarlo con un’aggiunta: «fermo restandoche nonmuterà la natura della missione in Afganistan ». In più, offre all’opposizione una velata apertura: solo dopo una relazione dei vertici delle Forze armate - dice - sarà possibile informare le commissioni parlamentari competenti su un’eventuale modifica delle regole d’ingaggio. La mossa è audace. In un colpo solo, D’Alema punta a recuperare l’ordine del giorno fantasma dell’Udc (e a non isolare gli uomini di Casini); a edulcorare (con la relazione dei vertici militari) l’ordine del giorno di Schifani (che chiede di dotare i nostri militari di «armi di difesa attiva »); a recepire l’ordine del giorno di Calderoli.

Mentre è impegnato in questa strambata, la barca di D’Alema inciampa in un buco di vento. L’opposizione detta le condizioni: Matteoli (An) chiede che il governo emendi il decreto e non si limiti a modificare gli ordini del giorno. In caso contrario (e questo è il buco di vento) gli ordini del giorno vengono confermati. E votati. Proprio quello che D’Alema non avrebbe voluto. Un po’ per concedere l’onore delle armi ai nuovi compagni di strada; un po’ per evitare la conta, mai positiva al Senato per il governo (infatti le divergenze escono tutte). Così, uno dopo l’altro, gli ordini del giorno vanno al voto. E per «Massimo lo skipper » sono altrettante barche che prendono il vento. Passa a larghissima maggioranza il primo di Calderoli, che comprende anche la richiesta di una strategia comune per la gestione dei rapimenti. Come a dire, che - viste le scarse informazioni ricevute a Londra e Washington sulla liberazione di Mastrogiacomo - l’inviato di Repubblica dovrebbe essere (per paradosso) restituito ai talebani. Rifondazione e verdi dicono «no». Passa a larga maggioranza anche un altro ordine del giorno di Calderoli, in cui chiede che vengano esclusi dalla Conferenza di pace per l’Afghanistan i «rappresentanti di forze belligeranti che non abbiano deposto le armi».

E contro si schierano esponenti del «correntone ds», Prc, verdi e Svp: nonostante governo e relatore fossero d’accordo sull’ordine del giorno. Bocciata, invece, la richiesta di Schifani sulla dotazione di armi di difesa attiva per attivare una reazione immediata delle nostre forze armate in caso di attacco. A quel punto, lentamente, la barca di «Massimo lo skipper » riprende il vento e macina verso il voto. Con le vele un po’ sbrindellate. L’equipaggio si ingrossa: carica i 20 senatori dell’Udc, ma fanno zavorra; uno della maggioranza, Turigliatto, vota contro; Jannuzzi (Fi) vota a favore; Rotondi (Cdl) vota contro; Andreotti esce all’ultimo momento. E la barca va.