«Schumi è stazionario ma il futuro resta incerto»

Sono i giorni in cui è meglio non succeda niente. I giorni in cui è un buon segnale che non ci sia nulla da dire, che i dottori e i professori della clinica universitaria di Grenoble non scendano nella saletta a raccontare cose. Perché quelle cose, ora, per Michael Schumacher, significherebbero imprevisti affrontati o da affrontare per aiutarlo nella sua sulla lotta per la vita. Come il 31 mattina, quando è stata anticipata una conferenza stampa e in molti avevano temuto il peggio. Invece erano buone notizie. Meglio allora che parli l'addetta stampa diventata negli anni manager e amica, Sabine Kehm, perché vuol dire che l'aggiornamento non ha bisogno di dottori. Per cui tutto sotto controllo. Come ieri, quando ha detto in modo semplice e tranquillizzante: «Schumacher è stato monitorato tutta la notte e il fatto che la pressione endocranica non sia aumentata è positivo. Le sue condizioni restano però critiche e sul futuro non ci si può ancora sbilanciare».
Però è stabile. E allora si può e si deve sperare. Si può sognare che quest'uomo grande nello sport e mite nella vita privata, domani possa regalarsi per i suoi quarantacinque anni un altro miglioramento. Legittimo pensarlo, augurarselo, tanto più dopo la meticolosa e onesta descrizione che i neurochirurghi avevano fatto il 31 mattina del «sorprendente e inaspettato recupero avvenuto nel pomeriggio del 30» e della conseguente «nostra decisione di effettuare un secondo intervento, stavolta per ridurre l'altro ematoma, quello a sinistra, per mezzo di una craniectomia». Ovvero, la rimozione parziale della calotta cranica.
Per Michael Schumacher sono i giorni delle visite al quinto piano, ai suoi familiari, a Corinna, ai figli Gina Maria e Mick jr da parte dei suoi veri amici in F1. Come il presidente della Federazione internazionale e capo Ferrari ai tempi dei successi a ripetizione con Schumi, Jean Todt, da giorni a Grenoble insieme con la moglie, l'attrice malese Michele Yeoh. Vuole stare vicino a un uomo che per lui è un figlio. O come la visita di Ross Brawn, ex gran capo Mercedes F1, ma soprattutto direttore tecnico Ferrari ai tempi dei cinque mondiali di fila con il Cavallino. Anche lui subito arrivato. Così come Luca Badoer, ex collaudatore della rossa e amico di Michael, compagno di goliardate. Al momento, dal mondo della F1 non è arrivato a Grenoble nessun altro. Né dalla Mercedes suo ultimo team (Brawn è un ex), né dalla Ferrari che a lui ha legato gli anni più belli. I vertici del Cavallino sono tutti all'estero. Magari arriverà qualcuno oggi o da oggi.
Se per Michael Schumacher sono i giorni della lotta, per i magistrati transalpini sono quelli dell'inchiesta. La Procura di Albertville sta lavorando per accertare la dinamica dell'incidente. Sembra perdere valore l'ipotesi della velocità elevata (c'è chi aveva parlato di 60, 80 all'ora). In molti ieri hanno provato con gli sci a percorrere quel tratto di neve fresca. Non è ripido, è breve, di raccordo a piste facili. La verità è che ci sono però molte rocce. Se non fosse imbiancato, un paesaggio lunare. Probabilmente la zona non era segnalata correttamente e la recente nevicata di 20 cm ha coperto altri massi sporgenti. Sembra anche che Michael avesse appena aiutato un amico caduto, da lì la decisione di tagliare il tratto. O che stesse guardandosi attorno per controllare il figlio. Ipotesi. Molte. Si vedrà. Sembra invece incredibilmente vera la storia del giornalista travestito da prete e salito al quinto piano dell'ospedale per andare a vedere Schumi... forse per fotografarlo. Tristezza infinita.