Gli sciacalli: «Moda italiana schiavista»

Titolo: «Un incendio svela la schiavitù dei cinesi in Italia». Svolgimento: un incendio a Prato «ha rivelato che in Europa si pratica la schiavitù» perché «migliaia di cinesi fabbricano capi d'abbigliamento Made in Italy lavorando 16 ore al giorno, sette giorni a settimana, per un euro l'ora». Capito l'antifona del quotidiano spagnolo El Pais? Il Made in Italy è fatto dagli schiavi, Prato infanga l'Europa riportando la schiavitù nel continente. A parte il fastidioso tono, piuttosto dissonante considerando che in Spagna ci sono fenomeni analoghi, anche se numericamente inferiori, l'articolo del principale quotidiano iberico anticipa l'effetto che la vergognosa vicenda di Prato provocherà: altro fango sull'Italia, che davvero non ne ha bisogno. Oltre il danno (il dramma dei morti e la concorrenza sleale subita dalle imprese italiane) la beffa: all'estero passa il messaggio che una delle principali industrie italiane, la moda, è praticamente tornata agli schiavi nei campi di cotone. Davvero troppo, anche se dobbiamo di certo fare mea culpa per aver troppo a lungo chiuso gli occhi su un fenomeno macroscopico, che gli abitanti di Prato hanno denunciato in molti modi (dai servizi in tv al libro di Edoardo Nesi), ma che i governi nazionali e locali hanno preferito non vedere. E il pressappochismo dei giornalisti spagnoli non può essere una giustificazione.