Sconfessate le toghe anti Ilva: nullo il maxisequestro ai Riva

La Cassazione: illegittimo il blocco di beni per 8,1 miliardi. Ma la fabbrica di Taranto non esce dal caos: l'impianto a caldo è ancora sotto custodia

Panoramica dello stabilimento Ilva di Taranto

Sequestro annullato. Senza rinvio. È il verdetto della Corte di Cassazione sul provvedimento disposto quasi 7 mesi fa dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, a carico dell'Ilva nell'inchiesta sul disastro ambientale. La magistratura pugliese aveva fatto scattare i sigilli per 8,1 miliardi nei confronti della Riva Fire, la holding che controlla l'Ilva Spa, ma la Suprema Corte ha bocciato quella decisione accogliendo il ricorso dei legali di Riva, gli avvocati Franco Coppi e Carlo Enrico Paliero, e disponendo la restituzione dei beni.

La sentenza della Cassazione costituisce un punto pesante a favore della difesa, il primo da quando è cominciata l'inchiesta che sta facendo tremare il colosso dell'acciaio, quello che un tempo era il più grande stabilimento siderurgico d'Europa. A giugno il tribunale del Riesame aveva invece respinto il ricorso degli avvocati confermando il sequestro preventivo firmato dal gip Todisco il 24 maggio. Il giudice per le indagini preliminari di Taranto aveva accolto l'impostazione della Procura disponendo i sigilli per tutti i beni riconducibili alla famiglia Riva; si trattava di un provvedimento preventivo per «equivalente»: in buona sostanza gli inquirenti speravano in questo modo di bloccare le somme che – questo era il quadro accusatorio - erano state sottratte agli investimenti necessari per abbattere l'impatto ambientale della fabbrica e bonificare l'area inquinata. Un sequestro record, ordinato a due giorni di distanza da una decisione analoga riguardante invece un miliardo e duecento milioni che – è sempre l'ipotesi dell'accusa – sarebbero stati fatti sparire dalle casse dell'azienda per essere traghettati nel paradiso fiscale del Jersey. Ma adesso, la decisione della sesta sezione penale della Cassazione pare destinata ad aprire nuovi e inaspettati scenari nella vicenda giudiziaria dell'Ilva.

Proprio il sequestro del 24 maggio era stato un colpo durissimo per l'azienda. La somma era stata quantificata dai consulenti dei pubblici ministeri, che avevano individuato quelle che secondo loro erano le risorse che la fabbrica avrebbe dovuto spendere nel corso degli anni per avviare il risanamento e la bonifica. Quegli investimenti mancati si sarebbero tradotti in un guadagno da capogiro per lo stabilimento: partendo da queste considerazioni era scattato il provvedimento di sequestro preventivo «per equivalente», un'ordinanza accompagnata da riferimenti alle presunte gravi inadempienze dell'azienda. L'inchiesta sul disastro ambientale si è conclusa il 20 ottobre, quando sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini. Tra i 53 indagati, oltre ai vertici dell'Ilva, ci sono anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sel, accusato di concussione aggravata, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, anche lui di Sel, che deve rispondere di abuso di ufficio.

La sentenza della Cassazione ha provocato un terremoto a Taranto. E non sono mancate le reazioni politiche. A cominciare da quella del co-portavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli: «È una pessima notizia per il presente e il futuro di Taranto, non si applica il principio che chi inquina paga».

Commenti

Gianfranco Rebesani

Sab, 21/12/2013 - 09:12

Gli articoli pubblicati da Franco Battaglia su Il Giornale trovano una conferma nella sentenza della Cassazione. Questa non entra nel merito dell'inquinamento, ma sentenzia che il sequestro dei beni era ed è illegittimo.Come minimo quindi i giudici hanno agito con incosciente leggerezza, se non in completa malafede , more solito.Partono da una sentenza già da loro decisa ( secondo la loro opinione) e ci girano intorno con argomentazoni bislacche solo per acclarare quanto avevano già deciso. Ora, chi paga i danni gravissimi subiti dall'Ilva? Il solito pantalone ? Perchè lo Stato,invece di addossarsi risarcimenti più o meno rilevanti, non legifera in merito, comminando una pena detentiva a quei giudici che sgarrano e non hanno i quattrini per risarcire i danni che hanno causato? Mi sembra che questa regola esista per i comuni cittadini. Perchè non applicarla anche alla Casta dei magistrati?

Giampaolo Ferrari

Sab, 21/12/2013 - 09:13

Fino a quando i signori giudici non pagano per i loro errori è tutto inchiostro sprecato.

Beaufou

Sab, 21/12/2013 - 09:23

E un GIP che dispone il sequestro di beni per otto miliardi e poi viene sconfessato dalla Cassazione, se la cava naturalmente con un nulla di fatto. Fosse "almeno" costretto a pagare le spese processuali e legali correlate alla decisione, forse ci sarebbe qualche testa calda di meno, fra questi parassiti.

eloi

Sab, 21/12/2013 - 10:26

Non ci sono più argomenti da portare in difesa di questa magistratura. Neppure si vergognano. il vice del C.S.M. la smetta di mostrarsi indignato e vada a nascondersi dietro la lavagna. Come si faceva al tempo in cui frequentavo le elementari.

buri

Sab, 21/12/2013 - 11:08

una vittoria del diritto sulla partigianeria di certa magistratura

linoalo1

Sab, 21/12/2013 - 11:37

E adesso,chi paga?I soliti lavoratori o i Magistrati incauti?Questo si che è un dilemma!Lino.

egenna

Sab, 21/12/2013 - 11:47

La rovina dell'italia:i cattocomunisti(vedi pd e accoliti),i sindacati e la magistratura slandrona e che fa politica.

Ritratto di toro seduto

toro seduto

Sab, 21/12/2013 - 12:19

se era un'azienda di De Benedetti, il titolo era "le toghe rosse annullano il maxisequestro"....siete semplicemente ridicoli, la magistratura va rispettata sempre e non a singhiozzo a secondo delle convenienze....pagliacci

cicero08

Sab, 21/12/2013 - 12:39

Per la Cassazione i Riva avevano completamente ragione quando si sono opposti al maxi sequestro. Ma ora il ministro Cancellieri come valuta le differenze così profonde con i giudici del riesame che ora, alla luce della decisione di dissequestro, dovrebbero trovare rifugio in un anfratto di Lampedusa...

moshe

Sab, 21/12/2013 - 13:03

Al di là di quella che può essere la verità, bisogna dire che siamo alle comiche; un giudice incolpa, l'altro assolve, l'altro ancora aumenta o riduce la pena. Il guaio è che questa è la prassi comune nel nostro paese. Come si può avere fiducia nella giustizia?

agosvac

Sab, 21/12/2013 - 13:36

Se la signora todisco avesse un minimo di dignità, ma non l'ha, si dovrebbe dimettere visto che la Cassazione l'ha completamente smentita. Quì non si tratta di giustificare un disastro ambientale ma di restituire all'azienda i soldi necessari per riconvertire gli impianti ed iniziare la bonifica, cosa impossibile senza quei soldi!!!

Massimo Bocci

Sab, 21/12/2013 - 13:51

Ma intanto hanno mostrato quali e CHI' sono i VERI PADRONI DEL REGIME!!! Che possono rieterare all'infinito qualsiasi VESSAZIONE,ARBITRIO, essendo trini e soprattutto degli IMPUNITI COSTITUZIONALI.

killkoms

Sab, 21/12/2013 - 14:28

dittatura giudiziaria!