Se la Ferrari vendica lo spread

Ora Monti si paragona a De Gasperi, padre della Dc e della Repubblica. In questo il premier arriva secondo a Berlusconi, che già propose il paragone per se stesso. Odore di santità a parte, De Gasperi ha sicuramente più punti in comune con Berlusconi che con Monti. Entrambi hanno fondato un partito popolare (Dc e Forza Italia), De Gasperi è stato il primo presidente del Consiglio della Prima Repubblica, Berlusconi fu il primo della Seconda. Sia l'uno sia l'altro hanno sdoganato, portandole al governo, forze politiche minori (Pli, Pri e Psdi l'uno, Msi-An e Lega l'altro) altrimenti condannati all'emarginazione. Monti è altra storia, opposta. Appartiene all'élite del Paese, mentre De Gasperi nacque poverissimo e per tutta la vita si tenne lontano da salotti e lobby. A differenza di Monti, De Gasperi aveva la politica come credo, e si batté nelle piazze per evitare la germanizzazione dell'Italia, pagando con la galera e rischiando la vita. Il filotedesco Monti dovrebbe rileggere, con umiltà, la frase che De Gasperi, europeista sognatore ma coi piedi per terra, pronunciò a un summit internazionale: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me e il mio Paese...». Allora si parlava di guerra armata, oggi di guerra dello spread. Settant'anni dopo il clima è lo stesso, l'ostilità pure. E purtroppo Monti non è De Gasperi e davanti alla Merkel tace.