Se la giustizia mette il naso anche fra le corna virtuali

Una separazione su due avviene a causa di "tradimenti" compiuti sui social network. E la Cassazione li sanziona. Ma le scappatelle su Internet possono rinsaldare le unioni

Per chi c'è dall'altra parte del computer lui sembra un cruciverba facilitato: per quell'icona luminosa è mansueto, interessato, allegro, empatico. All'inizio non ci abbiamo nemmeno prestato attenzione. Anzi, il fatto che passasse ore davanti al monitor, sorridendo, perfino ridendo a volte, e si rivolgesse a noi solo di tanto in tanto con distratte ma gentili domande, ci ha dato perfino un po' di tragico sollievo. Era come aver rimandato il problema dei nostri silenzi, tamponato le nostre continue frizioni, essere liberate dalle immancabili incomprensioni sulle cose più banali: non ci incagliavamo più ad ogni frase. Io da una parte, lui davanti al computer.

Però man mano che trascorrevano i giorni, proprio come Fantozzi davanti a quell'armadio stipato di sfilatini quando la moglie se la faceva col panettiere, siamo state assalite da un «leggero sospetto»: ma chi c'è dall'altra parte dello schermo? E dov'è? Resterà sempre e soltanto lì dentro, o ogni tanto farà capolino fuori, in abito nero e calze di seta per andare a cena con nostro marito? Chi è questa a cui ha voglia di raccontare tutto, con cui condivide ogni cosa per iscritto, mentre con noi si esibisce solo in silenzi e fastidio? Chi gli ha riacceso l'immaginazione che noi gli avevamo evidentemente sterminato? Anche nostro figlio lo confessa lamentandosene «papà è stato per ore davanti al computer, non abbiamo giocato assieme per niente».

Sia maledetto Internet, e i social, e quelle bustine che appaiono di continuo sul display piene di parole giuste, e di emozioni e di ormoni virtuali. Sia maledetta tutta questa roba che serve a star connessi con gente che non può avere difetti reali perché reale non è. Cos'è questa claustrofobia del prossimo che lo porta a non avere rapporti con chi gli sta attorno e a intrattenerne invece con chi non si sa dove sia? È troppo facile così, e ingiusto. È accaduto anche alla nostra amica, con il marito che chattava e chattava e chattava... Ecco perché si chiama Rete: gli uomini ci finiscono dentro e non te li restituisce più, o ti restituisce solo la metà di loro. C'è chi suggerisce di chiudere un occhio, chi spiega che sia la cosa migliore che ci possa capitare, dal momento che l'ossigeno o l'appetito che un marito va a prendersi fuori, finisce col tornare sempre in casa. Che si gratifichi dove vuole, sarà migliore anche con noi. Una specie di ora d'aria, salubre e tonificante. Balle. C'è chi preferisce sapere dove il proprio compagno si fa venire l'appetito anche se poi torna a casa a mangiare.

Perfino i matrimonialisti hanno lanciato l'allarme: «I matrimoni sono sempre più a rischio a causa dei social network. Circa la metà delle cause di separazione avviene per la scoperta di un tradimento virtuale», che evidentemente non fa meno male di un amplesso consumato fuori casa. Essere il miglior complice della vita di un'altra, anche se a parole, non è forse peggio? Per le donne di sicuro. Gli avvocati hanno spiegato che perfino la Cassazione «ultimamente sta sanzionando gli adulteri virtuali che comunque vanno a scalfire il rapporto fiduciario del matrimonio. Non è perdonata la relazione, seppur virtuale, la confidenza, il concedersi segreti». E infatti non ci viene in mente nulla di più umiliante che essere escluse da tutto ciò. Anche se... lo abbiamo fatto anche noi, ovviamente. Ma non era nulla di male, di questo ne siamo certe. Solo che a pensarci...

Esistono sms e mail che sono cardiotonici, iniezioni di botox, emozioni che ti attaccano in branco. Non è certo nella routine che andiamo a prendere la voglia di truccarci, vestirci, pettinarci. Non sempre almeno. Solo che quando da qualche parte la troviamo, va a finire che le cose funzionano meglio anche a casa. E allora sul divano la smettiamo di fissare nostro marito con quel risentimento da salotto. E forse glielo dovremmo lasciare lo spazio in cui andare a cercare come essere migliore. Anche a lui. Con quella tipa dall'altra parte del computer. Chissà se è bionda, se sa cucinare, se arrotonda la «erre», se le piacciono i fiori bianchi, se a casa, anche lei, ha qualcuno con cui fatica a parlare come dovrebbe. Qualcuno che si inabissa dietro uno schermo piatto per riemergerne rinvigorito, ringiovanito, un po' meno suo ma migliore. Chissà se se lo chiede anche lei, dove suo marito vada a prendere l'appetito? E chissà se lo sa anche lei che si sta sempre a metà tra la donna ideale che non si può avere e la donna reale che non si può amare.

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Sab, 08/03/2014 - 13:45

Non c'è niente da fare, la gente non lo vuol capire che il fatto d'essere sposati non significa giocoforza appartenenza totale e completa di tutti i pensieri, attenzioni, sentimenti, percezioni, condivisioni necessariemente ed esclusivamente solo con l'altro/a. Ogni persona, uomo o donna che sia, ha bisogno di un suo spazio in cui la controparte non abbia accesso. In altre parole ha bisogno di sentirsi libero/a e di fare le sue esperienze personali, e non in tandem. Fin tanto che non c'è tradimento di nessun tipo, che importanza ha la cosa? E' un arricchimento che finirà per rientrare nella vita di coppia, arricchendola.