Se i giornalisti premiano la tecnologia che li uccide

Il riconoscimento "È giornalismo" all’uomo-simbolo di Google, proprio il motore di ricerca che sta affondando la carta stampata

È notorio che la carta stampata soffre di una doppia crisi: una dovuta alla recessione, che ha colpito l'economia in generale, e una per così dire settoriale. Ormai l'informazione viaggia su molti binari, da quello radiofonico a quello televisivo, per non parlare della madre di tutte le notizie, Internet, che è una specie di discarica in cui, tra cianfrusaglie e pattume, capita di trovare alcune perle. Nessun pregiudizio nei confronti della Rete. Mi limito a constatare che essa è la principale causa dei nostri guai perché ci ruba «clienti» ovvero lettori.

Superfluo forse rammentare che la maggioranza dei giovani non ha mai sfogliato un quotidiano, e figuriamoci se si reca all'edicola: preferisce cliccare e abbeverarsi alla fonte elettronica. Da qualche tempo, anche parecchie persone di mezza età, essendosi impadronite dei misteri gaudiosi del computer, si sono innamorate del cervello elettronico e usano sempre meno il proprio. Una forma di dipendenza dal display che le allontana dalle pagine tradizionali.

C'è poco da opporsi alle mode ed è ridicolo tentare di fermare il progresso. Sarà sempre peggio per i giornalisti come me, della vecchia generazione; dobbiamo rassegnarci alla realtà senza avere la pretesa che essa si adegui a noi. Su questo siamo tutti d'accordo, credo. Rimane però un interrogativo: siamo sicuri che rovistare nella discarica per tenersi aggiornati sia vantaggioso? Nessuno ha il sospetto che una massa enorme di informazioni incontrollate non aiuti a capire, ma confonda le idee, talvolta spacciando per verità ciò che tale non è?

È pacifico che la Rete sia accessibile a chiunque e non possa essere regolata da una disciplina ferrea che ridurrebbe la libertà sia di coloro che navigano sia di coloro che scrivono. Ma è proprio questo il problema: conciliare la quantità con la qualità, per raggiungere la quale è necessario approfondire i fatti, ciò che possono fare i giornali e non i siti e i blog, per motivi tecnici. Per adesso non c'è soluzione, più avanti si vedrà.

Intanto qualcuno gode a osservare il declino del giornalismo classico e addirittura esalta chi lo provoca, forse nella speranza (vana) di morire per ultimo. Mi riferisco al premio È Giornalismo, che Giancarlo Aneri, imprenditore del vino (Dio gliene renda merito), ha istituito nel 1995 avvalendosi di una giuria prestigiosa composta da Indro Montanelli, Giorgio Bocca ed Enzo Biagi. Premio che da allora ogni anno viene assegnato, in teoria, a un collega segnalatosi in campo professionale. E in effetti per un lustro si ebbe la sensazione che il riconoscimento fosse attribuito a personaggi di spessore, benché tutti di area progressista. Il che alimentava il sospetto che la selezione operata dai giurati fosse influenzata dai loro stessi orientamenti politici. Sospetto che è diventato certezza dopo che i tre illustri cofondatori dell'ambita palma erano passati a peggior vita, cedendo il posto a valenti editorialisti, guarda caso tutti di sinistra.

Ricordo di avere sottolineato la scelta gauchista di Aneri cambiando scherzosamente il titolo del premio: premio Stalin, altro che È Giornalismo. Si dà il caso che avessi ragione. Infatti, in 18 anni di attività, il pensatoio di cui ora fanno parte eminenze del calibro di Paolo Mieli, Giulio Anselmi, Gian Antonio Stella, Gianni Riotta e Curzio Maltese è riuscito a premiare soltanto giornalisti della parrocchietta rossa. Però, quando si dice la coincidenza. Quest'anno, cioè ieri, le brillanti penne reclutate da Aneri per laureare i colleghi degni del premio, si sono esibiti in un'alzata di ingegno. Hanno estratto dai loro cilindri un nome, Hal Varian, che solo a pronunciarlo fa venire le vertigini. Chi sia costui nessun lo sa, tranne lorsignori giurati di fama, di cultura e forse anche di qualcos'altro.

Ho presenziato alla premiazione e mi è sembrata un funerale: non solo del premio, ma anche del giornalismo. In quanto Varian non è un giornalista, ma un capoccione o capoccino di Google, il motore di ricerca che maggiormente contribuisce a strangolare la stampa. Succede spesso che durante le esequie qualcuno scoppi a ridere. Ieri ridevano tutti ai tavoli del ristorante dove si è svolta la mesta cerimonia. Varian, in un lungo discorso di ringraziamento, ci ha spiegato che l'acqua è bagnata, quindi inzuppa chi la prende in testa, dal che si evince che conviene ripararsi con l'ombrello. Non ci avevo mai pensato.

L'orazione funebre - bellissima elegia - non ha trascurato di rammentare ai giornalisti presenti che, grazie a Google, sono sul punto di tirare le cuoia. Uno alla volta saranno tutti giustiziati. E chissà perché sono stato assalito dal dubbio che coloro i quali hanno premiato Varian abbiano voluto ingraziarselo, avendolo scambiato per il boia dal quale ottenere così un trattamento di favore: impiccaci pure, ma insapona bene la corda e non farci troppo male. Quando le salme saranno tumulate, vi faremo sapere.

Commenti
Ritratto di filippo agostani

filippo agostani

Gio, 26/09/2013 - 17:33

Caro Feltri. Penso che la carta stampata sia stata affossata dai giornalisti che non scrivono più le notizie ma solo commenti di parte. Arrestano la figlia dello staliere di Arcore e non un accenno da parte di questo giornale. Come mai.

Ritratto di wilegio

wilegio

Gio, 26/09/2013 - 18:10

Qui sbaglia, Feltri! Io la leggo sempre molto volentieri, leggo più volte al giorno e commento il Giornale e Libero, eppure lo faccio solo sul Web, dal computer o dal telefonino. Commentare sulla carta stampata sarebbe piuttosto laborioso e non mi potrei mai permettere di comprare due quotidiani ogni giorno. Capisco le vostre esigenze e le comprendo, ma secondo me la formula per far sopravvivere le grandi testate come la vostra non è quella di far la guerra a Internet! Starei fresco se ogni volta che ho bisogno di controllare una cosa, cercare una notizia, vedere una immagine, dovessi sfogliarmi tonnellate di vecchi giornali! A ciascuno il proprio ruolo, ma, mi creda, Internet oggi non è più sostituibile. Questo nulla toglie alla sacrosanta e insostituibile funzione dei Giornalisti, quelli veri come lei. Di altri, come gomez, santoro e compagnia possiamo benissimo fare a meno.

Ritratto di rapax

rapax

Gio, 26/09/2013 - 18:14

filippo agostani ma non sarà che il giornale è un giornale di area politica?? ben svegliato, fà la stessa domanda a repubblica, al manifesto ma anche al Corriere..tutti comunque di area avversa..riguardò i comportamenti omertosi della sinistra e le porcate della magistratura?? o di de benedetti?

simsim

Gio, 26/09/2013 - 18:31

ho l'impressine che state capendo il conflitto d'interesse e il libero mercato ;)

simsim

Gio, 26/09/2013 - 18:32

ho l'impressine che state capendo il conflitto d'interesse e il libero mercato ;)

marcellopedretti

Gio, 26/09/2013 - 18:42

maah se ormai la comunicazione passa quasi tutta sulla rete perchè non fare del buon giornalismo interattivo sulla rete? Mi è capitato di andare a Milano da Como con la Nord prima quando facevo il pendolare i passeggeri aprivano quasi tutti un giornale ora non l'ho visto nessuno , anzi tutti con questi palmari o diavolerie del genere. Nelle stazioni mega schermi di proiettano tutte le notizie del giorno eccetera. E' la stagione dei cambiamenti, poi fra qualche anno diremo: C'erano una volta i giornali.

vincenzo

Gio, 26/09/2013 - 18:58

Feltri stavolta la spara grossa!E offende gli utenti di Internet,così come Barbapapà offende gli elettori del PDL!

ingenuo39

Gio, 26/09/2013 - 20:40

Carissimo Feltri, perchè quando mi capita di vedere di persona un fatto o un incidente, il giorno seguente, quando lo leggo sui giornali, la spiegazione data dal giornalista non assomiglia mai a quello che ho visto? Questo credo che sia uno dei motivi per la quale la gente non acquista i quotidiani l' altra è quella che la gente vuole notizie e poche opinioni da parte dei giornalisti. Una volta gli articoli dei veri giornalisti venivano conservati e alcuni facevano storia, adesso gli articoli dei nostri giorni, non vengono conservati ma a malapena letti. Se questi miei suggerimenti possone esserLe di utilità, Grazie

Martin Lutero

Gio, 26/09/2013 - 21:46

Sono d'accordo con lei dott. Feltri. Ho quasi 80anni e da parecchio tempo uso la rete internet per tenermi informato in tempo reale. Ogni tanto scrivo qualche commento (infatti il corrierone di via Rizzoli a Crescenzago e non più in via Solferino mi ha "CASSATO" dai partecipi perché ho criticato la loro linea pseudo indipendente ma piuttosto sinistrica). Da cartesiano convinto "cogito ergo sum" quindi cerco, possibilmente, di non lasciarmi influenzare da nessuno. Nei miei trascorsi giovanili sono stato prima figlio della lupa all'età di 7/8 anni e qualche anno dopo nelle brigate comuniste giovanili (12/14 anni). Il tutto in un paese dell'est Europa.

dukestir

Ven, 27/09/2013 - 12:01

Se Google aiuta a chiudere i giornali, viva Google!