Se l'insulto non è uguale per tutti

di Tony Damascelli

Quanto costa un buu urlato contro un calciatore di colore in uno stadio di football? In Italia, due mesi di galera. È la sentenza firmata da Toni Adet Novik, presidente del tribunale di Busto Arsizio, che ha condannato i sei tifosi della Pro Patria colpevoli di ingiuria aggravata dai motivi razziali nei confronti di Boateng, in occasione dell'amichevole tra Milan e Pro Patria del 3 gennaio scorso. Finì come tutti sanno, Boateng scagliò il pallone verso il gruppetto di idioti e abbandonò il terreno di gioco, seguito dai suoi sodali. La vicenda assunse contorni clamorosi e Boateng fu invitato dall'Onu a Ginevra per illustrare il problema del razzismo a madame Pillay Alto commissario dei diritti umani e al consesso internazionale riunito nel Palazzo delle Nazioni.
Quattro mesi dopo a Busto si è conclusa la prima parte penale della storia che avrà, probabilmente, la fase dell'appello. Oltre alla reclusione i tifosi dovranno risarcire le parti civili, la Lega Pro e il Comune di Busto per diecimila euro, più spese processuali.
A uno dei tifosi, Davide Bolchi, sono state riconosciute le attenuanti generiche, ed è stato condannato a 40 giorni di reclusione. Gli altri cinque, tra cui l'assessore del Comune di Corbetta, in provincia di Milano, Riccardo Grittini, sono stati condannati a due mesi di reclusione. Il pm di Busto Arsizio Mirko Monti aveva chiesto una condanna a quattro mesi per Bolchi e sei mesi per gli altri tifosi. A corredo di una commedia tutta italiana, segnalo che il calciatore del Milan, Muntari, è stato punito, dallo stesso giudice, con una multa di 500 euro per non essersi presentato come testimone in tribunale per la seconda volta, adducendo giustificazioni non documentate, così mancando di rispetto verso l'istituzione giudiziaria nel suo complesso.
A questo punto resta da stabilire se l'articolo 594 del codice penale venga applicato soltanto in casi particolari. L'articolo così recita: «Chiunque offende l'onore e il decoro di una persone presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro 1.032 se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l'offesa sia commessa in presenza di più persone».
Provate a registrare una qualunque partita di calcio, contate gli insulti, le ingiurie, leggete gli stessi su striscioni o cartelloni e tornate all'articolo suddetto del codice e alla vicenda di Busto. Delle due l'una: o ci prepariamo a una stagione di processi per un «cornuto, venduto e figlio di...» oppure è una farsa esclusiva italiana. Scegliete a caso. Comunque ricordate a Sulley Muntari che a Busto Arsizio si discuteva di colore della pelle, la sua.