Se la modernità ha ucciso il pensiero

Tra le tante mancanze che ci affliggono (buona politica, scuola di qualità, sanità e lavoro adeguati per tutti) la più grave è quella dell'ottimismo e della speranza. Per i nostri nonni i problemi erano infiniti eppure apprezzavano la salute, il buon cibo, il mare e una meravigliosa natura. Una realtà oggettiva che diamo per scontata e non ci aiuta quando ci sentiamo insoddisfatti e frustrati, perché quello che non funziona oscura il resto, compreso il sole.
Abbiamo obiettivi imprescindibili cui dedicare tutte le nostre energie. Dobbiamo raggiungere livelli prefissati in ogni settore e a ogni ciclo della nostra vita. L'imperativo è correre verso il successo e vincere la perfezione. Non si può indugiare né procrastinare. Guai a rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi perché il tempo non va sprecato, come fosse denaro.
Gli obiettivi e le tappe sono standardizzate, già segnate per tutti sin dalla nascita. E se attraverso un periodo di smarrimento rispetto a ciò che desidero e mi fermo a pensare? No, non si può perdere tempo. Azione è uguale a successo mentre la riflessione non è mai strategica ma fallimentare. Se agirò subito raggiungerò quella posizione ambitissima, sarò bello magro e all'altezza delle aspettative di tutti.
L'uomo moderno non deve farsi domande ma dare giuste risposte. L'obiettivo è ridurre la complessità della realtà e dei significati definendo i confini ed eliminando le differenze per arrivare a quel pragmatismo che porta al sicuro successo sociale rimuovendo dubbi e incertezze. Non siamo umani con diversi ritmi, talenti e punti di vista e d'arrivo; siamo uomini con una strada da percorrere, dentro la carreggiata e nei tempi indicati dal navigatore. In passato c'era un tempo per fare e uno per attendere: l'ispirazione, il coraggio, la preparazione e la voglia di realizzare; oggi si sostiene che procrastinare sia un sintomo di bassa autostima. Il procrastinatore teme di fallire e per questo rimanda. E se invece non fosse ancora capace di fare quello cui è chiamato dalla società? Non si può temporeggiare. Il tempo è tiranno e svaluta molto in fretta e senza pietà. Dilapidando il tempo si è colti dall'ansia del fare e degli obiettivi da raggiungere. Il panico oscura il sole ma anche la meta.
Spesso confondiamo i valori con gli obiettivi del momento. Ci preoccupiamo dei risultati da raggiungere e non di come vogliamo essere continuativamente. Lavoratori creativi, colleghi leali, compagni amorosi e amici presenti. Valori personali in cui riconoscersi con soddisfazione mentre la promozione ambita, la macchina da far invidia e il fisico più scultoreo lasciano il posto ai desideri che si susseguono.
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