«Se non rispetti il Corano ti ammazziamo di botte»

Non pensava che per poter esercitare il diritto di uscire con il ragazzo che aveva osato scegliere fosse necessario chiedere l'intervento dei carabinieri. Ma dopo l'ultimo sms ricevuto dal fratello ventenne («Se frequenti ancora quelle persone ti ammazzo») ha capito che non aveva alternative. Così una diciassettenne siriana che vive vicino a Padova, dopo aver sopportato per troppo tempo le violenze a cui la famiglia musulmana la sottoponeva convinta di applicare i dettami del Corano, ha deciso di chiedere aiuto. L'amica del cuore le aveva già consigliato di denunciare i familiari, specie dopo i racconti allucinanti di serate passate legata al letto per punizione, solo perché faceva una vita che a queste latitudini è considerata normale e che invece i genitori islamici ritenevano inammissibile. La minaccia di morte che si è accesa sul suo cellulare l'ha convinta a seguire il consiglio e così l'altra sera è andata a denunciare la situazione ai carabinieri di Stra (Venezia).
«Mio fratello mi minaccia di morte, i miei genitori mi legano al letto perché non vogliono che frequenti gli amici italiani. Aiutatemi». Non è la prima volta che in Veneto i giovani musulmani, perfettamente integrati con i coetanei del posto, denunciano la violenta reazione dei genitori intransigenti. Un mese fa una marocchina di 14 anni è stata picchiata e umiliata dal padre, poi denunciato per lesioni, in centro a Padova perché rea di vivere all'occidentale. Che poi altro non sarebbe che evitare con cura il velo, portare le gonne al ginocchio, mettere i tacchi, scambiare qualche chiacchiera con gli amici. Così, quando i carabinieri veneziani hanno ascoltato l'inizio di questo racconto allucinante hanno subito capito che la questione non poteva essere sbrigata riaccompagnando la minorenne a casa, visto che proprio in casa era presente la minaccia più grave.
Hanno caricato lei e l'amica in auto e le hanno portate alla stazione dei carabinieri del comune di residenza. In tre ore di colloquio ha spiegato al maresciallo di turno tutti i motivi per cui la sua vita era diventata impossibile. Certo, è una ragazza, magari vivace, come tutte le ragazze che chiamano gli amici al cellulare, organizzano feste, vanno a ballare, scoprono i primi amori. Ma di qui a legarla al letto, a impedirle di frequentare gli amici, a minacciarla di morte ce ne corre. Più che il Corano, qui c'entra il codice penale di una repubblica che non vuole rassegnarsi a diventare una teocrazia.
«Non ne posso più - ha raccontato la giovane siriana - i miei genitori non mi fanno più vivere. Mi hanno legato al letto più volte per impedirmi di uscire. E quelle volte che mi lasciano uscire mi tempestano di telefonate al cellulare. In discoteca posso andare solo se sono accompagnata da mia sorella più grande e mio fratello controlla ogni mio movimento. Guardate l'sms che mi ha scritto al cellulare, vi rendete conto di cosa sto passando?».
Sì, i carabinieri si sono resi conto. Hanno formalizzato la sua denuncia e, per avere ulteriori elementi, hanno raccolto anche la testimonianza dell'amica con cui la diciassettenne si era confidata in diverse occasioni. In caserma è stato chiamato anche uno psicologo per avere un quadro completo della vicenda. Sono stati avvertiti anche i genitori a cui però non è stato consentito di vedere la ragazza. D'intesa col Tribunale dei minori di Venezia, la giovane siriana è stata affidata a una comunità protetta.

Commenti
Ritratto di marforio

marforio

Lun, 15/04/2013 - 09:13

Ma non sarebbe piu semplice rimandare la famiglia al paesello , datosi che vivono qui ma non si adattano ai costumi vigenti.Certamente leggere queste cose oltre ad un enorme fastidio, mi rende intollerabile con questa razza,scrivo razza potrei scrivere etnia, popolo, ma a me sta bene cosi.