Se il nuovo riparte dai vizi antichiil commento 2

diSe nel 2013 in Italia dobbiamo ancora parlare di femminismo e maschilismo, quando ormai è stata ratificata la pari dignità giuridica tra i sessi, significa che qualcosa non funziona o, quantomeno, che l'anacronistico modo di vedere le donne e gli uomini, non riesce a sradicarsi dal pensiero comune. Per esempio da quello di Bersani, Grillo e Berlusconi. Dunque, il primo chiederebbe a Berlusconi quante «bambole» porterebbe in Parlamento, affermando contestualmente che lui porterà il 40% di donne. Ebbene il lessico di Bersani è di per sé sintomo di un maschilismo potente nel suo Dna quando parla delle «sue» donne: le donne, infatti, non si «portano» e non si misurano come quantità percentuali in rapporto all'avversario, trascurando il merito e le qualità di ciascuna, a favore della propria immagine politica e per raccattare il consenso. Quel 40% è evidentemente da lui usato, e rozzamente strumentalizzato, come oggetto sponsorizzante se stesso. Questo è il tipico atteggiamento maschilista di chi si reputa superiore alle donne, con paternalismo propone le quote rosa e, poi, con autoritarismo se ne serve per «massacrare» l'avversario, che lui ha testualmente minacciato. Anche in Grillo c'è una solida impalcatura sessista, così ben costruita e data per scontata nel suo personale retaggio educativo, da farlo arrabbiare ferocemente se qualcuno glielo contesta. Basta ricordare l'episodio vergognoso di Federica Salsi e il richiamo al punto G: anziché contestare nel merito il comportamento della compagna di movimento, Grillo ha istintivamente messo in campo una serie di affermazioni volgari concernenti la sessualità della Signora. Se non è puro e becero maschilismo questo. E che dire dell'ultima gloriosa uscita del movimento 5 Stelle, per la quale un assessore viene d'imperio mobbizzata, per il solo fatto di essere in stato di gravidanza? È il tipico autoritarismo violento, il governo dei maschi, l'androcrazia! In questo panorama di comportamenti antichi e aggressivi verso le donne, questi intrepidi maschilisti hanno il coraggio di definire tale Berlusconi: forse con l'invidia tipica di certi maschi tra loro e per paura di non essere alla sua altezza, usano tutte le connotazioni negative che li riguardano per rilanciargliele contro, sperando evidentemente, solo così, di vincere il confronto. Dimentichi che per prima proprio l'amante di un politico del Pci è salita alla Camera, dimentichi che oggi molti del Pd proteggono le loro amanti e le sorreggono politicamente e in televisione, continuano a riferirsi al berlusconismo come fosse maschilismo. Non condivido Berlusconi, ma lo apprezzo solo ed esclusivamente per il suo inarrestabile cripto-femminismo. Mascherato da esagerata femminofilia. Antico e ormai insopportabile, il femminismo, perché fuori tempo e fuori luogo. Tuttavia, se c'è uno che ha dato spazio alle donne è proprio lui. Anche alle cittadine che, da lui, e grazie alle donne elette da lui, hanno avuto importanti normative a loro tutela: la legge che concilia i tempi della famiglia con quelli del lavoro, la legge contro lo stalking, contro le violenza domestiche, contro la riduzione in schiavitù, per esempio. Per non trascurare la riforma dell'art. 51 della Costituzione sulle pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive (grazie alla quale Bersani oggi si può «portare» il carico del 40% di donne e mandarle a «massacrare» Berlusconi). Berlusconi non ha trattato le donne come bambole: se alcune di loro lo hanno fagocitato, vampirizzato e sfruttato, loro sì da vere maschiliste, è con queste che Bersani o Grillo dovrebbero prendersela. O piuttosto dovrebbero domandarsi che cosa avrebbero fatto loro due al posto suo. Da solidi maschilisti, sosterrebbero, a proprio favore, la tesi che un uomo non può mai rifiutare una donna. Sarebbe da cafone o da gay.