Se il salotto di "Repubblica" adotta il milionario chic

In un’intervista sdraiata la Aspesi difende il sovrintendente della Scala messo sotto accusa per lo stipendio faraonico. Un’altra battaglia persa

Guadagna un milione l'anno? Poveretto: va difeso. Dai salotti di Cova alle sfilate di Armani, Natalia Aspesi è abituata da tempo a schierarsi al fianco degli umili. E dunque Stéphane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano dallo stipendio faraonico garantito fino al 2017 (Bmw, autista e casa comprese), non poteva mancare alla sua collezione. Gli ha dedicato un'intera pagina su Repubblica tutta tesa a dimostrare che quei soldi in fondo non sono neppure molti. Anzi, poco ci manca che l'articolo si chiuda con una richiesta di una colletta per la Fondazione Lissner: Sostieni Anche Tu Il Sovrintendente In Difficoltà.

Più che un'intervista, in effetti, sembra uno zerbino. La domanda più incalzante della Aspesi è: «Le spiace?». Poi chiede anche: «Potrebbe stancarsi e andarsene?». Evidentemente da qualche tempo a Repubblica hanno problemi con il genere: il fondatore Scalfari per parlare col presidente Napolitano s'è perso tra cinghialotti e upupe ilari sulla strada di Castelporziano, Natalia non riesce nemmeno a uscire da piazza della Scala senza correre il rischio di annegare nella saliva. La sua, ovviamente. Arrivata al punto chiave dei soldi, dopo un lungo e confuso preambolo, se la cava dicendo che accanto a Lissner c'è il direttore del personale del Teatro alla Scala, il quale fornisce «una gragnuola impressionante di cifre che spiegano tutto, euro per euro». Meraviglioso, no? Siamo davvero lieti che la signora Aspesi si sia fatta spiegare tutto dal «severo e giovane» manager. Peccato solo che si dimentichi di spiegarlo a noi.
Ma che ci volete fare? Nei salotti bene di Milano si usa così. Il popolo non deve capire, il popolo non deve sapere. Si gestiscono tutto loro, domande, risposte, cifre e segreti in una meraviglioso menage à trois: il severo e giovane manager, il fascinoso sovrintendente straniero e la giornalista à la page. L'auto blu? La guida il fattorino solo quando ha tempo. La casa? Viene sempre data a chi viene da un'altra città. La gente non ha pane? Dategli brioche. Se la cantano e se la suonano, trattandosi di Scala viene fuori un bel minuetto. Alla fine dell'intervista c'è da immaginarseli i due lirici piccioncini che, lasciato il severo e giovane manager con la servitù, se ne vanno mano nella mano a far la spesa all'Esselunga, consigliandosi l'uno con l'altro il migliore 3x2. Sapete com'è: con un milione l'anno di stipendio bisogna fare attenzione al portafoglio...

Prima di intingere la penna nell'incenso, però, nostra signora dei salotti si concede una lunga premessa in cui brillano alcune citazioni memorabili («la calunnia è un venticello») e alcune frecciate agli stipendi di altri milanesi celebri, da Tronchetti Provera a Fedele Confalonieri. Fra i milanesi celebri viene annoverato anche il romano Cesare Geronzi, ma tant'è: tutto fa brodo alla lirica giornalista per sminuire il milioncino di Stéphane Lissner, «uno neanche milanese, neanche italiano». Discorso piuttosto confuso, per la verità: che c'entra la nazionalità di Lissner? In effetti di qui in avanti il pistolotto non è chiarissimo. Entrano in gioco uno dopo l'altro: Comune, Provincia, Regione, Formigoni, i guai giudiziari di Formigoni, il Cda, il ciellino Fiorenzo Tagliabue, la campagna elettorale della Moratti, le primarie di Pisapia, Twitter, il premio d'incentivazione e il disavanzo della Scala che ammonta a 4 milioni. Di tutto ciò l'unica cosa comprensibilissima è l'ultima: la Scala ha un disavanzo di 4 milioni. Anche quello frutto della «campagna politica» che sta riducendo Lissner sul lastrico? Pensate un po': l'hanno obbligato persino a rinunciare al 20 per cento della parte variabile dello stipendio. Se non interviene in soccorso la Fondazione c'è il rischio che debba scendere di livello col Dom Perignon.

Poveretto, ce l'hanno tutti con lui. Tranne la Aspesi naturalmente che da quando si occupa della posta del cuore sul Venerdì è diventata una tenerona. E se vede un po' in difficoltà uno con un milione l'anno di stipendio, Bmw pagata, casa in affitto, carta di credito e altri benefit, non riesce a trattenersi: sprezzante del pericolo corre in suo soccorso perché quando si combatte per la pagnotta non si guarda in faccia a nessuno. Nostra signora del salotto, trascinata dalla entusiastica foga, provvede anche a bruciare una possibile concorrente di Lissner, la sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, che guadagnando 300mila euro l'anno, poffarbacco, non può certo essere all'altezza di uno che ne prende il triplo. E la paginata saliva&champagna si chiude così, con il sovrintendente che minaccia di rimanere fino alla fine del mandato (altrimenti «il teatro non mi darebbe il premio di fine lavoro, che è una specie di liquidazione»). E la Aspesi che ripone la penna nell'astuccio profumato, pronta a tirarla fuori per difendere altri bisognosi della terra, neo poveri dal reddito di un milione l'anno o poco meno. Del resto le battaglie per la giustizia col cocktail in mano sono sempre stato il suo forte. Il suo debole, invece, lo confidò lei stessa a un collega poco tempo fa: «Forse- disse - avrei voluto essere più brava nelle interviste». Forse sì, in effetti.