A segno il pressing Pdl Non è più automatico lo scatto al 22% da luglio

Roma Dal «non ci sono risorse quindi il primo luglio aumenterà l'Iva», tormentone di giovedì, ad un più rassicurante «prima un rinvio e poi lo stop definitivo» all'aumento dell'imposta dal 21% al 22%, di ieri.
Il governo guidato da Enrico Letta ha cambiato di nuovo registro sulle due imposte. Se a metà settimana sembravano prevalere le ragioni del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e la rassegnazione del responsabile dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, ieri si sono sentiti gli effetti della pressione sull'esecutivo. Quella del Pdl, ma anche del Pd.
Perché i due principali partiti della maggioranza anomala possono essere divisi sulle ricette ma restano uniti nel considerare il governo Letta come politico, quindi obbligato ad andare oltre le ricette e il rispetto degli accordi europei. Altra cosa, insomma, rispetto a quello guidato da Mario Monti.
Pdl: via Imu e Iva è priorità È nato su presupposti diversi e le parole nette pronunciate ieri da Angelino Alfano sono da leggere sotto questa luce. «Per noi l'Imu è una bandiera e non l'ammaineremo. Siamo al governo - ha spiegato il numero due del governo - per liberare i cittadini italiani dall'oppressione fiscale». «Ci battiamo e ci batteremo», per «eliminare l'Imu sulla prima casa e per evitare l'aumento dell'Iva. Questo è il motivo per cui siamo entrati al governo».
Letta preme su Saccomanni Messaggio del Pdl a Letta, ma non solo a lui. Anzi, rappresentanti del governo parlano di un premier in pressing sul ministro dell'Economia. Se da una parte, Letta mette le mani avanti (ieri ha detto che è necessario a volte dire dei «no giusti», «dobbiamo spiegare ai cittadini perché si possono fare delle scelte e perché certe sono complicate»), dall'altra preme affinché trovi una copertura su Imu e Iva. Alla Ragioneria generale dello Stato è stato dato il compito di verificare possibili voci di spesa. Ne sarebbero usciti suggerimenti per tagli selettivi, che però - come tradizione - non sono usciti dal ministero. L'ipotesi quindi che scelgano tagli lineari. L'alternativa è quella di fare aumentare le accise su alcuni prodotti, come le sigarette elettoniche, ma non basta.
La soluzione sull'Iva. L'altra ipotesi, quella al momento più utile, l'hanno accennata ieri il vice ministro all'Economia Stefano Fassina e il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta. Convincere l'Europa a fare pagare un'altra tranche da 15-20 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso i privati. Con il gettito extra di Iva delle fatture liquidate dalla Pa, si potrebbe finanziare il rinvio dell'aumento al 22%. Proposta nata dal Pdl, accolta da Fassina. Ed è effettivamente l'ipotesi alla quale ieri stava lavorando via XX Settembre. «Finalmente è tornato un po' di buon senso», ha commentato Brunetta. Unica incognita, ottenere un nuovo via libera dalla Commissione europea ad una nuova tranche di pagamenti dei debiti commerciali.
Al lavoro sull'Imu. Ancora in alto mare la copertura per l'Imu. Ma in questo caso nessuno ha messo in discussione la riforma. Fino ad ora la cifra individuata è intorno ai 2,5 miliardi, non i 4 necessari all'abolizione totale sulla prima casa. L'idea è quindi di trovare meccanismi che rendano più progressiva l'imposta comunale sugli immobili. La copertura allo studio passa per le agevolazioni fiscali. Valgono 250 miliardi, ma sono in larga parte intoccabili, ma i tecnici avrebbero individuato da questo capitolo almeno un miliardo. Poi 500 milioni dagli incentivi alle imprese e un altro miliardo da una nuova spending review. Il tutto cercando di restare nei limiti europei del deficit. Proprio ieri Bankitalia ha comunicato che l'Italia ha sfondato un altro record sul debito: 2.041 miliardi di euro. I margini di manovra del governo restano risicati.