Sentenze pilotate, in cella un magistrato

RomaChe la giustizia in Italia sia del tutto relativa è un dato di fatto. Ma c'è da preoccuparsi quando l'ombra della corruzione si allunga sul Tar del Lazio, il tribunale chiamato a intervenire non solo su questioni amministrative ma anche su tutte le controversie relative agli atti emanati dalle amministrazioni statali.
Eppure a Roma imprenditori, banchieri, perfino ammiragli sapevano che per ottenere un aiuto o un ritocchino a una sentenza bastava bussare alla porta del giudice Franco Angelo Maria De Bernardi, presidente della II sezione quater del Tar, che aveva messo su un vero e proprio sistema di corruzione, fornendo ai clienti perfino un avvocato amico, Matilde De Paola, per instradare i ricorsi. Ieri i carabinieri del Noe, su richiesta della Procura, hanno arrestato entrambi per corruzione in atti giudiziari. In manette anche l'affarista Giorgio Cerruti mentre ai domiciliari sono finiti l'ex presidente della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, Francesco Clemente, Francesco Felice, Lucio De Sanctis e Marco Pinti. Diciassette in tutto gli indagati, tra cui Marcantonio Trevisani e Luciano Callini, due alti ufficiali della Marina Militare.
Il giudice era uscito indenne, nel maggio scorso, da un'inchiesta della Procura di Palermo, che lo accusava con altre 34 persone di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio. Questa volta i fatti contestati dal pm Stefano Pesci riguardano il periodo che va dalla fine del 2012 a oggi. Per la procura De Bernardi si sarebbe fatto corrompere siglando un patto con l'avvocato De Paola, alla quale dirottava clienti in cambio di parte del suo onorario, compiendo atti contrari ai doveri d'ufficio. Di volta in volta, secondo il pm, il magistrato si accordava per alterare il corretto esercizio dell'attività giurisdizionale, fornendo fattiva collaborazione nell'assistenza legale o dirottando i procedimenti in udienze nelle quali era presente o dove riusciva a «sensibilizzare» giudici amici. Nel concreto, su promessa di ricevere 50mila euro, De Bernardi sarebbe intervenuto sul ricorso presentato dall'ex direttore della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, contro la Banca d'Italia con riferimento alla vicenda legata al commissariamento della Spoleto Crediti e Servizi Società Cooperativa.
Il giudice avrebbe emesso anche «sentenze ad hoc» per i due ammiragli Trevisano e Callini, seguiti proprio dallo studio De Paola, percependo un compenso «mascherato» per circa 10 mila euro da una fattura emessa da Mandija Evis (compagna appunto di De Bernardi). Non è ancora chiaro, però, se la scelta dei militari di rivolgersi al legale fosse casuale o condizionata all'esito vincente del ricorso. Indagato, infine, Claudio Salini a cui fa capo ICS Grandi Lavori, che avrebbe promesso al giudice denaro in cambio di un aiuto per un'istanza proposta dalla sua società, alla quale era stato annullato un appalto per la costruzione del Ponte della Scafa a Roma.