LE SFILATE MILANESI

Lo sguardo alle epoche passate e il rimando ai movimenti artistici con una moltiplicazione di ismi nella moda sono frequenti. Con esiti non sempre felici. Ciò che si è visto ieri sulla passerella di Fendi è stata una piacevole eccezione: il costruttivismo e l'arte del suo maggior esponente, Alexander Rodchenko, pittore, fotografo, grafico e scenografo russo, donavano un punto di vista inconsueto e molto bello sull'eleganza della prossima estate. Intanto la straordinaria palette di colori espressa in tutta la sua bellezza con l'uscita finale di 40 modelle - dal pesca all'arancio, dal giallo al blu elettrico pastellato fino a una punta di rosso papavero, arginati da grandi bordure a contrasto - era l'espressione più suggestiva del pensiero di Karl Lagerfeld che ha mandato in scena una donna superlativa. «Abbiamo lavorato sul dualismo della silhouette ma anche sulla nuova dialettica che scaturisce dall'unione dei materiali» spiegava nel backstage Silvia Venturini Fendi parlando delle illimitate combinazioni di pelliccia e taffettà, pelli con neoprene, stratificazioni tridimensionali di paillette argento e oro, intarsi e ricami. L'effetto finale era di stupefacente modernità. Vale la pena di citare lo spolverino di pelle tabacco con intarsi a contrasto, il giubbino con spalla a cappa di pelliccia sulla gonna stampata effetto esplosione e le mise da sera luminose come sfere stroboscopiche. Inutile dire che sugli accessori c'era da lasciarci il cuore: scarpe dal tacco frazionato a minuscoli cubi e tomaia con tre volant in successione e le borse iconiche della maison dalle quali è sparita la metalleria per far posto a raffinate lavorazioni. Indimenticabile la baguette imprigionata in una tasca di nylon applicata su una shopping. Insomma una collezione da standing ovation. E sul filo dello spirito costruttivista si è mossa anche Jil Sander tornata dopo anni a disegnare la sua linea. L'attesa per questa prima prova al femmnile era notevole e non solo perché l'ultima stagione disegnata da Raf Simons - ora da Dior - era sublime ma perché è difficile alimentare la propria creatività rimanendo fuori da quella nevralgica fucina che è l'esercizio quotidiano. Occhi puntati perciò su una collezione che la designer ha eseguito secondo la sua riconosciuta sensibilità stilistica: volumi depurati ma anche arrotondati ora sul dorso ora sul davanti, movimenti sulle gonne ottenuti con pieghe inattese e pannelli di differenti cromie, abiti a colonna in piquet o in cotone, cappottini sleevless e pantaloni sartoriali a vita alta. Tutto molto Jil. L'unico problema è che nel frattempo lo stile della linea Jil Sander si era talmente evoluto che ieri si aveva la netta sensazione di una creatività cristallizzata mentre ci si aspettava una svolta, necessaria e forte, che purtroppo è mancata. Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti, designer di Frankie Morello, si sono invece complicati la vita affidandosi, come hanno dichiarato, all'algida estetica dei costumi del balletto triadico di Oskar Schlemmer mixati alle atmosfere più passionali dell'antica lotta wrestling. Con un risultato che non sempre ha convinto soprattutto per la rigidità delle forme composte da triangoli in equilibrio, per le lunghezze al polpaccio, per la rigidità dei materiali e per la mancanza di ironia. Non ha deluso, invece, Gabriele Colangelo illuminato da Malevic, uno dei grandi precursori dell'arte astratta, per la linea che porta il suo nome e dalle modulazioni cromatiche di Sonia Delaunay nella collezione Genny. In quest'ultima il giovane designer ha elaborato il gioco dell'intarsio trasformandolo ora in motivo geometrico stampato su cady di seta - magnifico il drappeggio dell'abito montato sul bustier di pelle - ora in ricamo di pelle intagliata su organza. Ma c'è anche la versione dell'intarsio laserato sulla nappa per preziosi abiti lunghi e cappottini. Insomma, nella giornata di ieri, peccato solo per il malore della bellissima Sharon Stone durante la sfilata di Fendi. Nulla di preoccupante però.