Le sfilate di New York

New YorkÈ difficile fare una sfilata in cui tutti i capi e gli accessori sembrano ma soprattutto sono la cosa più portabile e desiderabile del mondo. Ralph Lauren ci riesce quasi sempre ma ieri ha superato se stesso mandando in visibilio il popolo della moda a New York con la sua strepitosa China Girl uscita dai night club di Shangai negli anni Trenta per entrare con la decisione di un killer nell'immaginario erotico del XXI secolo. Inutile dire che non c'era niente di troppo tra spacchi, scollature, trasparenze assassine, tacchi vertiginosi e linee aderenti al corpo per esaltarne la sensualità.
Ma l'eleganza perfetta dei completi maschili magistralmente tradotti al femminile, il lusso estremo degli accessori e di capi come le pellicce in astrakan bordate di visone, facevano pensare a quella Cina da romanzo in cui nobildonne decadute e grandi dame in cerca di avventure si sono perse o ritrovate tra fumerie d'oppio e perversioni d'ogni tipo. Veniva insomma in mente la celebre storia di Wallis Simpson che avrebbe imparato l'ars amandi nei bordelli di Shangai: una donna squisitamente chic e capace di tutto. Tutto questo ha un suo perché molto concreto: lo stilista più ricco del mondo (vanta un giro d'affari di 3.7 miliardi di euro) un anno fa ha riacquistato le licenze con il Sud Est Asiatico e adesso gestisce direttamente il suo business in un'area del mondo che cresce a livelli impressionanti. Per cui a breve verranno aperte tre nuove boutique a Shangai, Singapore e Hong Kong che si sommano ai 376 negozi di proprietà del brand che ha appena chiuso un trimestre di vendite con un utile netto cresciuto del 52 per cento. «Ralph Lauren ha la forza del banale» dicevano gli esperti. Sarà vero, ma c'era di che perdere la testa per pezzi come le pochette in lacca con chiusure di giada, il cappotto ricamato a dragoni, tutti i tailleur pantalone e gli abiti da sera per non parlare degli orecchini in giada, corallo e onice.
Magnifica anche se completamente diversa, la sfilata di Proenza Schouler, talentuoso duo composto da Lazaro Hernandex e Jack Mc Collough che propone per il prossimo autunno inverno un raffinato guardaroba decorato dalla tipica fantasia delle coperte Navajo ridisegnata al computer, ingigantita o rimpicciolita e riprodotta sui modelli in maglia sotto forma di jacquard, su quelli in chiffon con intarsi di velluto devorè e via così fino a comporre un'immagine colorata e nuova. Magnifiche le scarpe prodotte dal nostro Giuseppe Zanotti: una crocifissione per piedi a causa dei tacchi altissimi e dei listini sottilissimi, ma sexy da morire. Non si può dire altrettanto della bella collezione disegnata da Francisco Costa per Calvin Klein: così algida e depurata da ogni rotondità da sembrare quasi raggelante. Anche Reed Krakoff punta sul minimalismo nelle forme ma con il massimo lusso nei materiali: iguana laccato d'argento, coccodrillo nappato, montone rovesciato, nappa da guanti.
Allegri, storico marchio italiano di rainwear e sportswear d'alta gamma festeggia 40 anni d'attività con una bella installazione al Lincoln Center: 200 ombrelli sopra a una folla di manichini con capi creati nel corso del tempo da Armani, Margiela o Romeo Gigli. Attorno hanno sfilato le nuove proposte in poliestere giapponese che pesa 300 grammi al metro quadro oppure in lino invernale con warmer invisibile. Pazzesca a dir poco la mostra organizzata da Van Cleef & Arples al Cooper Hewitt Museum: 350 gioielli da mille e una notte appartenuti a dive come Marlene Dietrich (un bracciale giarrettiera in brillanti e rubini) alla Begum (un collare smontabile con 400 carati di smeraldi) e ai molti collezionisti di questa griffe d'alta gioielleria nata nel 1906.