La Sicilia taglia i fondi ai giornali on line che pubblicano commenti anonimi

La nuova legge sull'editoria obbliga le testate giornalistiche web a procurarsi il documento d'identità di chi firma con pseudonimo, pena la perdita del finanziamento. Insorgono i Cinque stelle: questo è bavaglio, non accettano il dissenso

Grillo lancia le liste di proscrizione dei giornalisti nemici? E la Regione siciliana va anche oltre. Sì, perché va a toccare nel vivo le testate on line, negando la cosa più importante per la loro sopravvivenza: i quattrini. Il disegno di legge sull'editoria varato nei giorni scorsi dal Parlamento siciliano col placet di tutti i gruppi, ad eccezione del M5S, prevede una condizione capestro, inserita attraverso un emendamento passato sotto silenzio, per potere accedere ai 15 milioni di euro (fonte Europa) che la nuova norma mette a disposizione delle aziende editoriali: nel caso in cui vengano pubblicati post anonimi o comunque non riconducibili facilmente a un autore, il contributo salterà. Un colpo, specie per i siti on line, che non possono certo censurare i loro lettori. Un sistema capestro per evitare, soprattutto on line, i commenti sgraditi che dietro la copertura dell'anonimato possono arrivare più facilmente. E anche un aggravio di costi, considerato che alle testate giornalistiche internet si chiede di dotarsi di un sistema informatico che garantisca la possibilità di risalire a un nome e a un'identità che si nasconde dietro uno pseudonimo. Ad ergersi a paladini della libertà di stampa e di espressione in Sicilia sono i grillini, gli stessi grillini che a livelllo nazionale chiedono di schedare i giornalisti non amici. I Cinque stelle, che in Sicilia sono all'opposizione, a proposito del taglio di fondi in caso di commenti anonimi parlando di «norma bavaglio» che vuole reprimere la libertà di espressione su internet, e di «casta» che tenta di sfuggire alle critiche.