Silvio placa gli ex An: Forza Italia solo un'idea

Roma«Addio Pdl, torna Forza Italia». Silvio Berlusconi, in una intervista alla Bild, mette nero su bianco la nostalgia canaglia per la stagione di idee, utopie e speranze liberali del '94 e ripropone il nome della sua prima creatura politica. Un ritorno al passato basato sui sondaggi che mostrano come la bandiera tricolore con lo slogan-esortazione dall'antico sapore sportivo al centro conservi ancora un appeal superiore ai simboli attuali. Una proposta che tiene conto dell'immaginario collettivo ma sottovaluta il richiamo delle identità presenti nel Pdl. E così a destra scatta la controffensiva a suon di dichiarazioni, con tanto di spifferi su un possibile, speculare rilancio della sigla Alleanza nazionale.
I commenti si muovono sul filo della perplessità, ma anche del malcontento. E così è lo stesso Berlusconi a intervenire per gettare acqua sul fuoco. «L'idea del cambio di nome dal Popolo delle Libertà a Forza Italia è stata equivocata trattandosi, com'è logico ed evidente non già di una decisione assunta, ma solo di un'idea, di una proposta, da discutere e da verificare nelle sedi proprie», scandisce Berlusconi, facendo capire a chi lo interpella direttamente che la sua reale intenzione era quella di comunicare il desiderio di un ritorno allo spirito del '94. Linea ribadita pochi minuti dopo dal segretario Angelino Alfano: «Il Pdl è un progetto nato da una straordinaria intuizione che ha consentito di raccogliere i voti di milioni di italiani. A quel progetto siamo affezionati. Non è un problema di nomi, ma di sostanza sulla quale dovranno pronunziarsi i più alti organismi previsti nello statuto».
Fino a quel momento i commenti erano stati tutti sul filo dello stupore belligerante. Ignazio La Russa, colui che molti vedono come il possibile capofila di un nuovo progetto di destra (che secondo sondaggi interni partirebbe da una base minima del 4,5-5% con potenzialità del 16%), tira subito il freno. «Un partito non cambia il nome con un annuncio a un giornale tedesco», avvisa. «Non si può accettare di fare un salto all'indietro al '94 col miraggio di un partito liberale di massa che non si è mai riuscito a realizzare. Il partito vuole la leadership di Berlusconi ma è il Pdl il contenitore dell'elettorato alternativo al centrosinistra. Questo è solo l'inizio di un film e non ci sono ancora i titoli di coda». Tagliente e diretto il commento di Giorgia Meloni, la figura che molti individuano come la possibile candidata della eventuale nuova formazione politica. «Io in Forza Italia non ci vado. Alleati sì, sottomessi mai». Più formale Maurizio Gasparri: «Pronto a sostenere la candidatura di Berlusconi con lealtà, giudico negativamente ritorni a sigle del passato». Mentre Gianni Alemanno fa salire i toni della polemica. «Quella di Forza Italia è una boutade, sarebbe come riavvolgere il nastro indietro di 20 anni. Un'operazione nostalgia che saprebbe un po' di muffa. Finché ci siamo anche noi ex An non potrà succedere tutto questo». Non tutti, però, sono inclini alle barricate. Altero Matteoli, ad esempio, invita a guardare alla sostanza delle cose. «Non intendo assolutamente dar vita ad altri partiti. Intendo far funzionare questo partito a prescindere da come si chiamerà, con punti di riferimento molto chiari». In controtendenza anche Anna Maria Bernini: «È naturale scegliere un nome e un simbolo vincenti. Niente di scandaloso, neanche per chi come me viene da An». Su un altro fronte Gianfranco Rotondi, vessillifero della tradizione Dc, rivendica un curioso «diritto al rottame». «Va bene Forza Italia ma avendo fondato il Pdl, ho il diritto di chiedere a Berlusconi se me lo lascia». Dalle parti degli azzurri, naturalmente, le aperture sono tante. E uno storico consigliere e amico di Berlusconi si lancia in una previsione. «Gli ex An conoscono il Cavaliere e lo seguiranno. Del resto Berlusconi li apprezza e li tirerà dentro. Si farà ancora una squadra e si marcerà a testuggine».
Qualche strascico di malumore dalle parti di Palazzo Grazioli l'ha invece lasciato la dichiarazione del portavoce di Angela Merkel. Berlusconi, alla Bild, aveva definito i rapporti con la cancelliera «cordialissimi». Ieri la replica di Steffen Seibert: «Non ha avuto alcun contatto recente con lei, quindi di rapporto cordiale al momento non posso parlare. Quando era premier ci fu una buona collaborazione». Una precisazione che Berlusconi accoglie con stupore e che spinge Paolo Bonaiuti a una puntualizzazione serale. «Il presidente Berlusconi ha incontrato e incontra il Cancelliere tedesco al tavolo di ogni riunione del Ppe, che precede puntualmente i vertici dei capi di governo».