La sindrome della soffitta piena

Ecco perché non riusciamo a liberarci delle cose (apparentemente) inutili. Leggi le interviste a: <strong><a href="/a.pic1?ID=257190">Federico Moccia</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=257192">Rossella Brescia</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=257191">Deborah Compagnoni</a></strong> e <strong><a href="/a.pic1?ID=257193">Elio Fiorucci</a></strong>

Li chiamano i posseduti. Credono di resistere ma poi, immancabilmente, cedono. Accumulano cose per non disfarsene mai. Il vizio di racimolare e non buttare ingombra fino a soffocare. In soffitta, come in camera da letto, c’è di tutto. A mancare è sempre solo una cosa: lo spazio. Come un istinto primordiale, irrefrenabile, il richiamo diventa un’ossessione, tanto da diventare una malattia: la disposofobia. Paura di gettare via le cose. Gli inglesi la chiamano compulsive hoarding. Le vittime collezionano tutto, senza freni.
Eppure si sforzano. Pensano allo spazio che non c’è, tormentati da sensi di colpa. Fanno mente locale. La casa che diventa un magazzino. Cassetti pieni e scaffali stracolmi. Da un pezzo orami la roba è accatastata per terra, in attesa di essere smaltita. «Un giorno o l’altro - si ripetono - mi decido e butto via tutto». Ma quel giorno non arriva mai. Nemmeno il giorno del trasloco, quando si resuscita di tutto. Magliette slavate, pantaloni di 5 taglie fa, pigiami bucati, libri di scuola, riviste di cucina inesplorate. Ma il vizio diventa patologia quando si accumulano le cose più «insospettabili».

In Inghilterra il documentario Possessed racconta il problema filmando le manie della gente. Nel film di Martin Hampton i protagonisti non rivelano il proprio nome o la professione. Spalancano la porta di casa. Lo scenario è inquietante. Un uomo sulla mezza età è affetto da hoarding: colleziona libri. Peccato che abiti in un bilocale e che i volumi siamo oltre seimila. L’uomo ammette: «Mai letto uno, li voglio solo possedere».

La psicologa Maria Rita Parsi parla di «Società dell’accumulo, che non permette di selezionare, per poi non controllare niente. Tipico delle persone insicure, soggetti svuotati che non sanno scegliere. Si cresce con le rinunce, queste sono persone che non sanno dare priorità alle cose, a partire dagli oggetti». Un trentacinquenne è la prova delle parole della psicologa: il suo problema è l’indecisione cronica: «Quando devo comprare un regalo per un nipotino per non sbagliare compro decine di giocattoli di ogni tipo». Lo stesso criterio lo usa per tutto. Decine di cellulari uguali in caso di guasto improvviso. La fidanzata, esasperata, l’ha lasciato. Poi il caso più serio. Una giovane donna da anni non riesce a buttare niente: «Ogni volta è come se buttassi via un pezzo di me». Perfino le salviette struccanti usate sono diventate parte di lei.