La società dell'irresponsabilità

La malattia della politica? Non è più capace di ammettere i propri difetti per migliorare

Che cos'è la responsabilità? Sapere che devi raggiungere certi risultati, che è tuo compito farlo e ne hai i mezzi. Un obiettivo che realizzerai solo se vi dedicherai attenzione, impegno, se ti sforzerai di operare nel migliore dei modi e, se fallirai, non attribuirai l'insuccesso ad altri, ignorando le tue mancanze ed i tuoi errori.

Quando ti viene dato un incarico come dirigere un'impresa, fare il commissario tecnico di una squadra sportiva o l'insegnante in una scuola, ti assumi la responsabilità corrispondente. Ma poi potrai scegliere se fare il minimo indispensabile o, invece, cercare di migliorare tutto ciò su cui hai il potere di decidere. Che cosa deve fare un padre o una madre per il proprio figlio? Nutrirlo, vestirlo, dargli una casa confortevole, ma non basta. Occorre anche farlo sentire amato ed educarlo in modo che possa affrontare il futuro, la vita. Noi siamo responsabili anche degli effetti collaterali o di lungo termine non voluti. Una impresa può fare ottimi prodotti ma provocare malattie, inquinare.

Ci sono persone che si assumono la responsabilità dei ritardi, dei fallimenti, degli errori che avvengono nella loro impresa, nella loro famiglia e dei danni che hanno provocato. Altri invece attribuiscono sempre la colpa a qualcuno diverso da loro. Il settore in cui è più facile scaricare la responsabilità sugli altri è la politica, perché in politica ciascuno cerca di dimostrare che tutto ciò che di buono è stato fatto è merito suo o del suo partito, mentre tutti gli sbagli, le malvagità, e le sciagure sono opera degli avversari politici.

La responsabilità va perciò da un minimo, in cui ignori volutamente i tuoi errori e i danni che hai fatto a terzi, fino a un massimo, in cui invece studi con cura tutti gli errori fatti ed i danni provocati e cerchi di porvi rimedio. Dal punto di vista morale noi perciò possiamo considerarci persone responsabili solo quando studiamo le conseguenze delle nostre azioni, ce ne prendiamo il merito e il demerito, e facciamo quanto è in nostro potere per aumentare il bene e ridurre il male che abbiamo compiuto.

 

Commenti
Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Lun, 09/12/2013 - 16:20

Il senso di responsabilità, se sincero, presuppone la capacità di avvertire rispetto della propria dignità; e poiché questa è parametrata alle proprie funzioni che siamo chiamati a svolgere, detto senso deve essere tanto più intransigente quanto più alte e salienti sono i compiti. La dignità è strettamente connessa non agli onori ma agli oneri della funzione; ma accade che i primi vengano accettati con facile compiacimento ed i secondi con poca autocritica, molta autoassoluzione e autosovravalutazione. Per questo motivo, lo specialista risponde della anche della benchè minima colpa, il generico soltanto della colpa grave. Il successo eticamente valutabile non è tanto riuscire nell' esito mirato – che può dipendere in buona parte anche dal caso – quanto dall' impegno e dall' abilità utilizzata. Le spontanee dimissioni non pretestuose di cui non si hanno notizie da molto simboleggiavano la totale assunzione di responsabilità da errore o da inadeguatezza, ma mostravano il senso di una dignità ormai sperduto nelle memorie. Persino la impossibilità di far fronte a regole non giuridiche, induceva all' autosoppressione: si pensi ai debiti di gioco, a debiti prescritti etc. Il furto o l' appropriazione indebita della fiducia altrui, purtroppo, così come l' abuso di potere da parte di individui affidatari (spesso per semplice concorso) di funzioni sociali di alto prestigio, hanno smesso di essere considerate immoralità e spesso, anzi, godono di ammirazione sotto il nome d'arte “furbizia” o trovano indecenti complicità di categoria dove l' omertà e la tecnica dello scambio ha sostituito la pulizia mentale. La politica partitica, col populismo dilagante che annette solo al crocevoto l' accesso a individui di ogni calibro e genere, è stata infettata, alimenta colture batteriche e, a sua volta, infetta la società legittimando il senso della irresponsabilità. Allo stesso modo, apporta danni il semplicistico esito concorsuale di categorie che, una volta, erano genuini punti di riferimento e affidabilità.

angelomaria

Lun, 09/12/2013 - 17:02

quali difetti per loro un difetto e'essere ONESTI!!

Zizzigo

Lun, 09/12/2013 - 17:15

Egregio Professore, lei annuncia: "Che cos'è la responsabilità? Sapere che devi raggiungere certi risultati, che è tuo compito farlo e ne hai i mezzi.". No, non devi "raggiungere" dei risultati e, magari, i mezzi non li hai. Come enuncia più avanti, la "responsabilità" è quella del padre di famiglia. Ed il capo d'industria ha la stessa responsabilità. Così anche il politico. Si tratta di sapere affrontare le situazioni e le avversità, superandole con il minimo danno (per tutta la comunità), di sapere prendere, coraggiosamente, le giuste decisioni (comprendendone la portat) al momento opportuno, senza negare, quando si sbaglia, di avere commesso l'errore. Ma ancora, la persona responsabile NON acceterà MAI un incarico che capisce di non essere in grado di portare a termine, e se non è in grado di contemplarlo completamente e lo accetta ugualmente, quella persona non è più un "responsabile" ma un "incosciente", di quelli che "ci provano", ma "non fanno"!

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 09/12/2013 - 18:01

Prof. Alberoni, per la mia esperienza lavorativa, credo che vi siano responsabilità che dipendono molto anche dalla qualità dell'operato di coloro che si è 'costretti' a giudicare. Vi sono persone, specie nella pubblica amministrazione (che è il mio caso) che, pur se viene loro assegnato il 'potere' di esaminare ed, eventualmente, di rigettare istanze e documentazioni, non riescono fino in fondo ad esercitare una piena responsabilità perchè, appunto, il loro giudizio è fortemente condizionato dal livello qualitativo del materiale presentato, dalla buona fede e dalla lealtà di chi lo presenta, da una infinità di normative, di componenti, di scadenze e parti in gioco che non permettono di gestire un progetto o una qualsiasi pratica con la necessaria serenità. Capisco di essere stato, forse, un po' 'ermetico', ma sono, attualmente, immerso in delicati problemi che, per ovvie ragioni, non posso esternare. La responsabilità personale spesso è il livello finale di una serie di responsabilità esterne ed estranee (e, a volte, ostili) a colui al quale è affidato il fardello della decisione finale.