La solidarietà dei lettori

Dopo l'articolo «Fangopoli» apparso sul Corriere della Sera, capisco come sia sempre più difficile ottenere commenti oggettivi sulla stampa italiana. In ogni caso, mi pare che in Italia si sia perso il senso etico e morale. Il cittadino ha diritto di sapere se esponenti politici e istituzionali frequentano prostitute, indipendentemente dal fatto che queste siano uomini, donne o transessuali (che invece è questione assolutamente privata). Infatti, frequentare prostitute o intrattenersi per strada con le stesse significa avallare l'ambiente malavitoso che sfrutta e talvolta riduce in schiavitù tali soggetti. Daniele Capretti

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Ho tergiversato molto prima di scrivere e non perché non volessi esprimere la mia solidarietà al Giornale ma piuttosto per la palese inutilità delle polemiche, per la consueta malafede espressa dall'altra stampa (quella di regime per intenderci) per l'usuale pressappochismo giudiziale manifestato dall'altra parte politica che interviene e fa intervenire solo nel caso di «lesa maestà» dei propri esponenti. Onestamente io, come penso molti altri italiani, credo sia colma ogni ragionevole misura di sopportazione umana a tali manifestazioni di inettitudine, malafede, pressappochismo, garantismo unilaterale. In definitiva di questo «caporalismo politico» che pervade l'attuale pseudo maggioranza. Paolo De Vita

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È stupefacente e sospetto il modo in cui questi signori hanno espresso un disegno di legge alla velocità della luce. Ma i paladini contro le leggi ad personam sono incappati nella contraddizione di aver partorito un decreto legge ad personam. Ma non solo. Hanno fatto ancora meglio (io dico peggio) e cioè una legge contra personam e quindi contro libertà professionali e personali ma questo è un particolare insignificante per codesti autorevoli. Giuliano Sarti

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Coraggio direttore, non si lasci intimorire dai suoi colleghi di altre testate. Continui tenacemente contro gli affari sporchi che circondano questi mediocri governanti e i loro portaborse. Sono la vergogna d'Italia e l'umiliazione di noi italiani. Inaffidabilità estera, mancanza di serietà interna, ed ora anche questo scandalo. Massimo Toccaceli

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Se si fossero scritte le tendenze sessuali di un qualunque signor Rossi nessuno avrebbe protestato ma siccome è successo ad un politico, ecco il finimondo. Credo che sia giusto sapere tutto dei nostri candidati in modo che al momento del voto potremmo scegliere quelli che riteniamo più vicini al nostro modo di pensare (vedi chi ha votato per la Bindi mai si sarebbe aspettato da lei la proposta dei Dico). Dario Bremec

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Mi piace il suo coraggio nelle inchieste che interessano il cittadino. Ha tutta la mia solidarietà per le critiche ricevute da tutti gli altri quotidiani vicino al potere. Le sono grato per le informazioni che ci offre e la invito a non farsi intimidire. Le bugie o il silenzio degli altri quotidiani vengono, prima o poi, a galla e noi lettori prendiamo ulteriore distanza dagli ipocriti. Tutti sapevano delle foto mala stampa vicino al potere le ha ignorate. Giuseppe Iannotti

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In un recente passato non ho mancato di criticare alcune sue scelte. Stavolta devo dirle di tenere duro e proseguire sulla strada che ha tracciato. E, se mi permette,le lancio un piccolo suggerimento. Va bene lottare contro l'arroganza dei politici. Ma va ancora meglio se prosegue nello sbugiardamento della falsa informazione (le dirò: passi per i fogli tipo l'Unità e il manifesto, ma nessuna pietà per quei mammasantissima della presunta indipendenza giornalistica che siedono in via Solferino). Forza direttore. Siamo con lei. Achille Antonielli

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In questi giorni noi lettori siamo stati informati della vicenda dell’incriminazione del fotografo Corona per presunte estorsioni e del coinvolgimento come possibili parti le sedi numerosi personaggi. In questa vicenda mi hanno particolarmente sorpreso due fatti: il fulmineo coinvolgimento del Garante della privacy, la scomposta reazione del governo. Francamente non capisco cosa c’entri la privacy in questo contesto: i giornali non riportavano una conversazione privata dell’onorevole Sircana, ma una trattativa di tipo commerciale fra due fotografi. Quello che poi mi preoccupa di più come italiano è la scomposta reazione del governo per coprire un episodio di scarsa rilevanza. Che i nostri governanti siano rimasti sconvolti da una vicenda così poco significantemipreoccupamolto: un episodio molto marginale della vita di un rappresentante dell’esecutivo, che si sarebbe potuta risolvere con una boutade, ha causato reazioni esagerate. Cosa potrà succedere quando il mio governo dovrà affrontare dei veri problemi? Antonio Coduri

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Il contenuto delle foto scattate a Sircana mostrano chiaramente una leggerezza e nulla più. Parlare di dimissioni è fuori luogo così come lo è invocare, a suo favore, la privacy. Quando si accetta un incarico di così alto prestigio si deve essere disposti ad avere un comportamento irreprensibile ed altamente morale. Non si è mai costretti ad accettare questi incarichi ma, una volta accettati, si deve sottostare ai doveri che questi comportano. Si è portavoce del governo italiano sempre e la privacy in questo caso vale solo tra le mura domestiche, per le relazioni strettamente personali e per quanto attiene alla salute. Tutta la nostra solidarietà a Sircana per il tentato ricatto, ma la sua posizione non ammette leggerezze. Ma se le foto scattate sono di così poca importanza, perché volerle occultare a tutti i costi? Licia e Leone Nocera

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Vorrei fare notare come dalla sinistra non si è parlato minimamente di legge ad personam, e vorrei ben vedere, dopo il fulmineo intervento a protezione di un suo esponente politico. Sbaglio o uno dei loro argomenti preferiti in campagna elettorale con una continuaazione di falsità e disinformazione propagate contro Berlusconi, era proprio basato sull'immoralità di tale comportamento, non vero in realtà, della Cdl? Di coerenza con i propri principi quindi la sinistra può fare a meno di parlare, della loro decantata moralità da sempre sbandierata poi! Lucio Viola

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Esprimo tutta la mia solidarietà per il modo con cui ha condotto, sul suo quotidiano, la vicenda Sircana. Come era da prevedere il regime cattocomunista, che si sbandiera antifascista, non ha perso neppureuna virgola dal precedente: stia attento che non le propinino pure l'olio di ricino di fascistica memoria! Franco Neri

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Come diceva Don Abbondio nei Promessi Sposi, uno il coraggio ce l'ha o non ce l'ha, non se lo può far venire. Lei ce l'ha, complimenti. Ha fatto bene a non pubblicare le foto, non vale proprio la pena di rischiare il carcere. Il fatto di non poterle vedere, per Sircana, ha peggiorato la situazione. E comunque non ce ne frega proprio niente né dell'episodio né delle foto. Quello che è invece avvilente, è la dimostrazione di censura da regime cui siamo sottoposti, e come la maggior parte della stampa sia ad esso allineata. Mi sorge il dubbio che sia la stessa, allineata come lo era al duce all' epocadel fascismo. Trifone Macchia

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Ricordo che un paio di anni fa furono pubblicati i dati sulla libertà di stampa nel mondo, e l’Italia era molto in basso nella classifica, alla pari con alcuni stati africani. Allora si gridò allo scandalo e si citò questo dato come prova dell'assoluta mancanza di libertà di stampa, imbavagliata dal «regime» berlusconiano. Ora gli stessi sepolcri imbiancati censurano in modo indegno Il Giornale. Ricordo anche che siamo uno dei pochi paesi al mondo in cui i giornalisti devono appartenere a un Ordine per poter esercitare. Ma dov'è il garante in questi casi? Dov'è la pluralità? Lauro Bortot

*** Confesso che era da qualche anno che non rileggevo il suo Giornale. La linea editoriale durante il governo Berlusconi non mi era piaciuta. Questo suo «impegno » sul caso Sircana mi riporta alla memoria le splendide inchieste che eravate soliti fare con tanto impegno. Oggi mi ritrovo con voi, seguo con attenzione questa battaglia non «contro» ma a favore di una informazione libera. I servi degli editori non ci interessano: fa piacere che qualcuno l'abbia capito. Quindi rinnovo tutta lamia stima a lei e alla redazione. Grazie e non molli. Maurizio Stabile