Solo e malato in ospedale ho trovato il centro della vita

diL'ospedale è la scuola di vita per eccellenza. Da degenti si realizza il miracolo del nostro ritorno allo stato primordiale della nascita, corpo indifeso e bisognoso di cure, spogliato da qualsiasi orpello di qualsivoglia casta, simili nell'essenzialità della natura a tutte le persone del mondo a prescindere dal tempo e dallo spazio. Così come si compie la grazia dell'illuminazione interiore che ci restituisce la certezza della verità sostanziata dall'oggettività, assolutezza e universalità della vita come dono, dopo aver toccato con mano la sua labilità con la percezione della morte più o meno vicina. Infine l'ospedale ci fa lo straordinario regalo di riprogrammare il nostro futuro mettendo al centro il valore non negoziabile della sacralità della vita, consolidando in noi l'amore per il prossimo in quanto incarnazione della vita stessa la cui valenza è tale solo se abbraccia indistintamente tutti.
Scrivo dalla stanza dell'Ospedale Fatebenefratelli Villa San Pietro a Roma dove mercoledì scorso ho subito un intervento già programmato di asportazione di un tratto del colon. Mi sono rimesso alla volontà del Signore ed affidato alle mani esperte del giovane chirurgo Massimiliano Di Paola che eccelle nel gruppo presieduto da Simone Vita, assistito dall'anestesista Annamaria Talarico. Un aspetto più di altri mi preme evidenziare: la profonda umanità con cui si è accolti nel Fatebenefratelli che nasce come Opera ospedaliera. La gestione professionale e al tempo stesso umana assicurata dai frati Pietro, Michele e Gerardo è il valore aggiunto che ti fa sentire persona, al centro di tutto proprio perché persona.
Osservare goccia dopo goccia rilasciata dalla flebo è uno straordinario esercizio di contemplazione della tua vita letteralmente appesa a quel filo che va ad alimentare la vena! Ma soprattutto ti cambia la vita. Quando scopri che dal colore e dalla consistenza delle feci, oppure che dalla possibilità o meno di espellere aria dipende la tua sopravvivenza, imponendoti di abbracciare una dimensione di cui quasi ci si vergogna o che comunque assume una valenza negativa in quanto scarto e opposto di ciò che pubblicamente palesiamo come indicatori della vita, quali il cibo e l'acqua che ingeriamo, allora tutto diventa più umano! Si comprende con l'umiltà che è figlia dell'accettazione della realtà per quella che è che il manicheismo non appartiene alla nostra vita, che tutto ciò che noi siamo è un insieme integrato, strutturale e vitale, che ciò a cui per tradizione o ideologia attribuiamo una valenza positiva o negativa non potrebbero sussistere l'una senza l'altra. Trasposto in una dimensione trascendente, sarebbe come a dire che il bene è tale solo in presenza del male, che bene e male sono connaturati in noi, perché noi li incarniamo in una unicità che è il nostro essere qui nella nostra esistenza terrena. Significa che il bene e il male sono speculari, operano in modo dialettico, cadenzano i ritmi della crescita e i tempi della vita, senza tuttavia scadere nel relativismo concependo che bene e male siano pari.
L'incontro con la dimensione integrale del corpo è un'esperienza illuminante. In un mondo in cui siamo succubi del materialismo, produttivismo, consumismo, in cui mettiamo al centro la moneta, il Pil, le borse, lo spread, al punto da ridurre noi stessi a «cosa» auto-condannandoci ad essere una variabile dipendente dell'imperativo del profitto e della dittatura finanziaria, vivere direttamente la sofferenza fisica o anche avvicinare il malato bisognoso di aiuto, è il più straordinario percorso di umanizzazione.
Non avrei dubbi, qualora fossi al governo, di considerare la visita negli ospedali e l'incontro con i pazienti come parte integrante di un'educazione civica e di un volontariato sociale da recuperare come obbligatori nell'intero arco della nostra vita da quando si è nella possibilità di intendere e di volere. Riscopriremo la dimensione dei valori non negoziabili, della certezza delle regole, della cultura dei doveri, del senso della responsabilità, dell'amore per il prossimo, della bellezza della solidarietà. Ci riconcilieremo con noi stessi nell'attimo in cui metteremo al centro la persona, acquisendo piena consapevolezza di chi siamo, consolidandoci dentro forti della verità che è in noi. Ci trasformeremo finalmente in persone con un corpo e un'anima!
magdicristiano@twitter

Commenti

Nadia Vouch

Lun, 30/07/2012 - 10:46

Compresa dal profondo e per mia esperienza l'espressione di questo articolo, faccio ogni augurio di ristabilirsi presto al caro Magdi Cristiano Allam.

Maurizio Fiorelli

Lun, 30/07/2012 - 18:05

Anch'io desidero esprimerLe i migliori auguri di pronta guarigione condividendo interamente le sue riflessioni

Ritratto di Vincent Vinci

Vincent Vinci

Mar, 31/07/2012 - 04:05

A Cristiano Allam gli auguri di una serena ripresa. Le sue riflessioni sono tutte condivisibili. Ci riportano alla vera umanita'.