"Spariti 3 milioni all'Ambiente". Arrestato l'ex ministro Clini

Con l'aiuto di un imprenditore, pure lui finito ai domiciliari, avrebbe sottratto fondi destinati a finanziare un progetto in Iraq

«Diretta disponibilità»: questa la formula che la Procura di Ferrara usa per dire che Corrado Clini, ministro dell'Ambiente nel governo Monti, alla fine si è impadronito del malloppo. Una vita da studioso, a volte su posizioni coraggiose come sui temi dell'Ilva e degli Ogm in agricoltura, per poi inciampare sull'orlo dei 67 anni, in una storia di tangenti quasi esemplare: perché in un paese dove di solito i soldi passano spudoratamente di mano in mano (come insegna il caso Expo), secondo l'inchiesta della Guardia di finanza il professor Clini per intascare insieme a un complice tre milioni e duecentomila euro si è invece piazzato alla fine di un circuito di conti offshore e di società ombra da fare venire il malditesta. Dopo una serie di rimbalzi, i soldi arrivano a alla Coolshade Enterprises, sede nelle isole caraibiche della federazione di Saint Kitts e Nevis, e conto corrente in una banca di Lugano. Da lì, approdano nella «diretta disponibilità» di Clini e del suo socio nell'affare, l'ingegnere Augusto Calore Pretner.

L'accusa che ha portato il gip Piera Tassoni a disporre gli arresti domiciliari per Clini e Calore Pretner è di peculato, ossia di essersi impadroniti di una quota tutt'altro che marginale dei 54 milioni di euro stanziati per finanziare il progetto New Eden, destinato a portare l'acqua nel sud dell'Iraq. Un progetto ambizioso, e che tocca territori cari al cuore degli italiani, perché da Bassora la zona interessata dal progetto sale fino a ridosso di Nassiria, dove le truppe italiane di Iraqi Freedom hanno pagato un alto prezzo di sangue. Dopo la caduta del regime e la (relativa) pacificazione, sono arrivati gli uomini del business. Ong irachene, generosamente finanziate dagli Stati che hanno partecipato alla guerra a Saddam e dalle Nazioni Unite, hanno potuto smistare appalti alle aziende occidentali. Per New Eden, a gestire i fondi è la Iraqi Foundation, creata da intelettuali e docenti scappati in Occidente durante il regime baathista e tornati in patria dopo la caduta di Saddam Hussein. In Italia, l'appalto finisce alla Med di Ferrara e alla Sgi di Rubano, due aziende specializzate in lavori di ingegneria nei posti più impervi del mondo. Alla testa di Sgi c'è Augusto Calore Pretner, l'ingegnere arrestato ieri insieme a Clini.

L'ex ministro, che dopo la caduta di Monti è rimasto al dicastero dell'Ambiente come direttore generale, aveva forse avuto un primo sentore dei guai incombenti quando l'anno scorso era stato interrogato dalle fiamme gialle come semplice testimone: scavando sulle fatture fasulle della Med, i finanzieri si erano imbattuti nell'appalto iracheno, e chiedevano all'ex ministro di chiarire alcuni passaggi del piano di finanziamento: «Non ne so niente», disse. In quel momento non era ancora completato il puzzle delle rogatorie estere, andato a saldarsi con le inchieste della procura di Lugano su una serie di operazioni di riciclaggio. Ma quando gli ultimi tasselli sono andati a posto, il nome di Clini come destinatario finale delle somme fatte sparire a colpi di false fatture è apparso in modo che il giudice ha ritenuto inequivocabile.

Adesso Clini è ai domiciliari, in attesa di essere interrogato dal giudice Tassoni e dal procurator Bruno Cherchi. Per vent'anni è stato nel suo settore uno dei grandi boiardi di Stato: direttore generale, poi ministro dal 2011 al 2013, poi di nuovo direttore. Con il mondo dell'ambientalismo classico non ha avuto rapporti facili, e su alcuni temi è andato allo scontro senza timori: come quando si espresse a favore dell'approdo delle grandi navi a Venezia, o sull'apertura all'agricoltura geneticamente modificata. Ma il vero scontro lo ebbe con i magistrati di Bari all'epoca del caso Ilva, quando prese di petto i pm che avevano sequestrato l'acciaieria, accusandoli di sentirsi più potenti della legge. Il procuratore Sebastio, si dice, la prese malissimo.