La spending review in Spagna scatena la piazza: scontri e feriti

In Spagna arrivano i tagli e le proteste. La maxi-manovra del governo iberico di Mariano Rajoy, che prevede risparmi per 65 miliardi di euro in due anni, ovviamente non piace. E ieri i più tempestivi a scendere in campo, a protestare per i tagli al settore che minacciano l'occupazione, sono stati i minatori. A Madrid al corteo sono seguiti gli scontri con la polizia che hanno provocato 76 feriti, tra minatori e agenti, e 8 persone arrestate. Rajoy ha chiesto una «revisione integrale della funzione pubblica». Ieri la manovra, anche questa di lacrime e sangue, è stata anticipata al Congresso ma il capo del governo ha chiesto anche «l'appoggio di tutta la società».
I tagli richiesti dal leader popolare sono pesanti e passano dalla sospensione della tredicesima ai funzionari pubblici, al rialzo delle due aliquote Iva (dal 18 al 21 per cento e dall'8 al 10 per cento), alla riduzione del 20 per cento del finanziamento a sindacati e partiti, e della indennità di disoccupazione a partire dal sesto mese. Misure alle quali fa da contraltare il taglio di un punto percentuale del costo del lavoro. E, ancora, via le deduzioni per l'acquisto di abitazioni, mentre arriva un taglio del 30% al numero dei consiglieri delle 8mila municipalità spagnole (risparmi previsti per 3,5 miliardi) e una riduzione di 600 milioni alle spese dei ministeri nazionali. «Misure molto dure - ha ammesso il premier - ma decisive per far uscire i Paese dalla recessione e per creare nuovo impiego». Il copione è quello già visto anche in Italia: promesse in cambio di sacrifici pesanti. Del resto la Spagna è alla seconda manovra dopo quella dello scorso dicembre. Quando lo stesso governo Rajoy, all'indomani delle elezioni, aveva varato una manovra da 27 miliardi. Che, però, non è bastata anche per l'aggravarsi della situazione internazionale e della crisi delle banche spagnole, oberate dal crollo del settore immobiliare. Da quel momento lo spread iberico è cominciato a salire e, alla fine, la Spagna ha dovuto gettare la spugna chiedendo aiuto a Bruxelles, che ha deciso 30 miliardi di aiuti direttamente dal fondo salva-Stati europeo. Una misura che è stata confermata in via definitiva dall'Eurogruppo, che si è svolto lunedì, oltre alla dilazione di un anno concessa a Madrid per il rientro del deficit in cambio, però, di garanzie sui propri conti pubblici. E le garanzie ieri sono arrivate calmierando, così, anche i mercati finanziari. Madrid ha chiuso con un rialzo dell'1,17%, mentre le altre piazze sono rimaste sostanzialmente stabili. E anche lo spread si è affievolito: sui Bonos decennali spagnoli è sceso a 530 punti, mentre quello italiano è a 454. Insomma i mercati si fidano ma non troppo. In compenso, le piazze si sono infiammate. A Madrid, infatti, ai minatori si sono aggiunti anche altre decine di manifestanti. Perché le promesse non bastano e la disoccupazione, per ora, resta. Eurolandia continua a inanellare piani anti-crisi su finanza e banche, ma per ora sul lavoro si vedono solo sviluppi allarmanti. Il numero di disoccupati ha raggiunto la soglia record di 17,5 milioni di persone e, secondo l'Ilo, l'agenzia sul lavoro dell'Onu, se non si adotteranno politiche adeguate, potrebbe peggiorare ancora e raggiungere i 22 milioni nei prossimi quattro anni.