Spiazzato chi vive di ricordi e pregiudizi

Edoardo Sylos Labini, mentre presentava il programma di Forza Italia per la cultura, ha spiazzato chi vive di pregiudizi. Il Novecento è finito da un pezzo. Non si può ridurre la cultura solo a strumento di potere

Non è facile per i liberali riconoscersi. Non amano i canoni. Non amano le chiese. Non hanno mai avuto una bibbia o un libretto rosso. Non credono nei profeti e diffidano dei filosofi che giurano di sapere da che parte va la storia. Sono raminghi, cani sciolti, e in genere non sopportano che qualcuno venga a stanarli a casa loro. Sono una linea tracciata sul terreno: la libertà individuale non si tocca. Magari a qualcuno tutto questo può sembrare banale o astratto.

Tutto invece viene da qui. Sul resto si può trattare. Su questa linea no. È inviolabile. La libertà dell'io è libertà di pensiero, parola, religione, economica, sessuale e anche di lasciarsi morire. Quante volte pensi che non ci sia nulla di più bello di questo desiderio umano di essere liberi. Eppure non è così. Non è mai stato così. Questa idea non passa. Non trova quartiere. Non colora le piazze. Sinceramente. Bisogna riconoscere che funzionano di più i chierici. Quelli incazzati. Quelli che ti tirano fuori sempre il breviario della morale civile. Quelli apocalittici, che poi ti promettono il paradiso in terra. Quelli che il vicino è sempre un po' più ladro. Quelli che in fin dei conti provano un po' di schifo per l'umano, perché non è perfetto. Quelli che la pensano come il Grande Inquisitore di Dostoevskij. Gli uomini non vogliono la libertà. È troppo pesante. Chiedono la sicurezza. Quelli che vogliono cambiare il mondo e poi si accomodano in poltrona. Magari hanno ragione loro.

Sono anni quindi che senti parlare di cultura liberale e libertaria relegata in periferia. Quasi non ne puoi più. C'è vita al di là della sinistra? Certo che c'è e francamente chi se ne frega se non mette in scena il Festival di Sanremo o non ha una casta di venerati maestri e senatori a vita. Edoardo Sylos Labini, mentre presentava il programma di Forza Italia per la cultura, ha spiazzato chi vive di pregiudizi. Il Novecento è finito da un pezzo. Non si può ridurre la cultura solo a strumento di potere. Non ci si può spacciare per intellettuali solo con l'ambizione di occupare una poltrona, un carrozzone, uno schermo televisivo. Non se ne può più di giocare a Risiko. Forse non ve ne siete accorti. È almeno da un quarto di secolo che la cultura ufficiale di sinistra va in retromarcia. È una retrocultura. Vive di ricordi. Non interpreta. Non crea. Non vede. Ristagna come un ippopotamo nella palude. Occupa. È potere e solo potere.

E i liberali? I liberali, anche quelli che non sanno di esserlo, hanno messo in discussione dogmi e cercato di capire. Un esempio su tutti. Il nuovo capitalismo degli artigiani digitali, i makers, si muovono nella più classica cultura libertaria. Fateci caso. La sinistra sta saccheggiando i pilastri del liberalismo. Solo che ci mette su un'etichetta rossa. È una cultura morta che si nutre di una cultura viva. Senza il coraggio di ammetterlo. È ora che i morti seppelliscano i morti e i vivi si sentano vivi. La cultura, senza etichette, è di chi la fa (non di chi la ruba).

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Gio, 08/05/2014 - 16:19

Un articolo senza capo né coda.