lo spilloQuelli che non possono piangere Borsellino

Ieri in via D'Amelio erano in tanti. Alla commemorazione per il ventennale della strage in cui vennero uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta hanno partecipato Gianfranco Fini, Leoluca Orlando, Luigi De Magistris, Antonio Di Pietro. Anche il procuratore Messineo, il pm Ingroia, magistrati ed ex compagni di scrivania di Borsellino. Si sono indignati, si sono commossi, hanno abbracciato i parenti del giudice antimafia. La retorica è scorsa a fiumi. Tutti a cercare l'angolo di palco a favore di telecamera. Ma quanti di loro, quando Borsellino era vivo, lo hanno delegittimato, accusato, segnalato? Il giudice sapeva che chi gli lavorava a fianco lo stava tradendo. E i «processi» davanti al Csm sia a carico suo sia dell'amico storico Falcone erano la punta dell'iceberg. A Palermo dicono: «Ammazzare i morti». Forse Borsellino l'avrebbe ripetuto, se avesse assistito all'adunata di via D'Amelio. A ragione.