Sportiva e in carne: ecco l'anti-Barbie, bambola "normale"

La piccola modella della Mattel ha ormai superato i 50 anni E Lammely è pronta a prenderne il posto nel cuore delle bambine

Intanto sarà a piedi scalzi o indosserà scarpe basse, quindi si reggerà su se stessa. Nascerà a novembre ma avrà subito diciannove anni, avrà i capelli castani, un'altezza da campione medio di donna media, i fianchi tondetti e abiti normali, peggio: sportivi. Si chiamerà Lammily, nome evocativo di uno sciroppo al miele o comunque di una caramella che lega i denti, sarà dimessa ma concreta, pienotta ma felice, poco tettuta ma inteligentissima (glielo si leggerà in ogni poro della sua plastica) appena il modello (per ora realizzato solo in 3D dall'artista Nickolay Lamm) vedrà la produzione. E agli occhi del mondo sarà, ovviamente, l'anti-Barbie o la Barbie-normale, come preferite. Alla fine ce l'hanno fatta a smontare quel gran pezzo di gomma, a far scendere dai tacchi quella bionda, con un seno eretto a sistema, la coscia lunga e il sorriso come una fioritura perenne. Ieri, addirittura hanno attribuito all'angelico originale la colpa delle colpe: «far pensare alle bambine di avere meno possibilità di far carriera rispetto ai maschi» secondo uno studio della Oregon University «mentre altre bambole più “neutre” non avrebbero lo stesso effetto». Come a dire che chi gioca con Barbie non aspira a diventare medico, scienziata, astronauta. Gli esperti hanno dimostrato che dopo qualche minuto di gioco con Barbie le bambine affermano di poter fare solo un numero ristretto di mestieri, quelli più «femminili».

Barbie ha appena compiuto cinquant'anni (anche se la sua carta d'identità dice che è nata nel 1959, quindi in realtà andrebbe per i cinquantacinque, ma si guarda bene dal confessarlo) e ha già tribolato più lei di Liz Taylor con Richard Burton. Paga il fatto di essere stata disegnata alta, magra, bionda e di essere rimasta uno degli ultimi giochi «da femmina». E allora? Adesso le affiancano, le oppongono pure questa tracagnotta senza stile che dovrebbe aiutare le bimbe ad aprire la mente, a non diventare anoressiche, a far pace con la cellulite. Ma chi mai vorrebbe giocare a vestire e svestire l'anonima vicina di casa, a truccarla per una festa al castello, a metterla in bikini per farle sorseggiare un cocktail?

Piantiamola di trafiggere 'sta Barbie: sono cinquant'anni che gliene facciamo di ogni. Noi a lei, non il contrario.

A Barbie abbiamo messo i moon boot ad agosto e il due pezzi a Natale, l'abbiamo fatta andare in vacanza in camper, l'abbiamo spedita in campeggio subito dopo l'appuntamento dal parrucchiere, l'abbiamo maritata a Big Jim e al suo monocapello (anche se forse era Ken che Big Jim avrebbe voluto impalmare). Le abbiamo attaccato alle costole Skipper (figlia, sorella, cugina, aspirante lesbica...? Mah…). Le abbiamo messo in casa un ascensore hollywoodiano su cui abbiamo fatto salire levrieri pelosissimi, ingombranti e nemmeno troppo furbi, derrate alimentari per feste con amici inesistenti, pacchi della Dhl. Le abbiamo sbavato il trucco per rabbia, staccato le braccia, rigirato la testa, colorato i capelli di viola. L'abbiamo fatta sciare, nuotare, giocare a golf, a tennis, a basket, le abbiamo fatto accendere un camino, e poi scalare, cucinare, leggere, andare a cavallo, prendere troppo sole e troppa pioggia. L'abbiamo fatta schiaffeggiare dalle femministe, difendere dai maschilisti, affossare dalle emancipate, crocifiggere dagli uomini colti e impegnati che sono poi i primi, nella vita, a incontrare una stronza. E ora le mettiamo pure accanto quella diabolica deformazione di se stessa. Il tutto per cosa? Perché abbiamo paura di non riuscire ad essere donne normali per colpa di una bambola di plastica? Auguri...