Spuntano le mazzette in India Finmeccanica e Orsi indagati

Tana per Orsi, e per la sua Finmeccanica che non si sarebbe attivata per predisporre un modello organizzativo efficace per prevenire gli illeciti. Per questo motivo, la holding aerospaziale e la controllata Agusta Westland sono state iscritte come persone giuridiche nel registro degli indagati della Procura di Busto Arsizio impegnata dal luglio scorso a fare luce sull'inchiesta per corruzione internazionale per il maxi-appalto indiano da oltre 500 milioni di euro per la vendita di dodici elicotteri Agusta Westland al governo di New Delhi.
Si tratta di un procedimento aperto, in prima battuta, dai pm napoletani sulla scorta delle dichiarazioni dell'ex supermanager Lorenzo Borgogni, e poi trasferito in Lombardia per competenza territoriale dopo la decisione della Corte di Cassazione. Il fascicolo conta oggi – oltre alla società, cui i magistrati contestano la violazione della legge 231 del 2001 – altri sette indagati: il dominus Giuseppe Orsi («quale presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, precedentemente quale responsabile del gruppo Agusta Westland e, in tale veste, supervisore delle iniziative commerciali del gruppo tra le quali la transazione con il governo dell'India»); Bruno Spagnolini («quale amministratore della Agusta Westland spa»); Guido Ralph Haschke («unitamente al socio Carlo Gerosa, nonché a Cristian Mitchell, quali intermediari negli accordi corruttivi e gestori delle operazioni finanziarie volte ad assicurare i corrispettivi illeciti ai pubblici ufficiali indiani in corso di identificazione»); Attilio Garaviglia e Luciano Fava («quali consulenti inseriti nel gruppo Finmeccanica Agusta operanti in loco per eseguire materialmente i pagamenti»).
L'ipotesi degli inquirenti riguarda i presunti «accordi illeciti con pubblici ufficiali indiani» attraverso i quali la Agusta Westland «si sarebbe aggiudicata, come in effetti avveniva con accordo stipulato nel febbraio 2010, la gara pubblica e internazionale, bandita dal governo dell'India, per la fornitura di dodici elicotteri». Una gara truccata, per i magistrati, dove sarebbero passate di mano in mano robuste bustarelle. A fronte dell'appalto («per un prezzo complessivo di 550 milioni di euro») sarebbe stato infatti concordato il pagamento di una mazzetta da «quarantuno milioni di euro circa» in parte «già versata per il compimento degli atti politici, amministrativi e tecnici contrari di doveri di ufficio». A dare impulso alle indagini erano state le dichiarazioni di Borgogni, ex direttore centrale di Finmeccanica e uomo di fiducia di Pierfrancesco Guarguaglini, che ai pm partenopei aveva rivelato notizie (seppur di seconda mano) relative a presunte mazzette che sarebbero girate in Agusta, al tempo della presidenza di Orsi, non solo per appalti per gli elicotteri indiani, ma anche per sponsorizzazioni politiche.
Borgogni, in particolare, avrebbe parlato di una stecca da 10 milioni di euro andata ai politici del Carroccio per sostenere la candidatura di Orsi al vertice della holding di Stato (ricostruzione, quest'ultima, sempre smentita dalla Lega tant'è che, nei giorni scorsi, Roberto Maroni ha sporto querela nei confronti di Borgogni).
All'ombra del Vesuvio rimangono, invece, le indagini riguardanti altre presunte tangenti internazionali che sarebbero state versate a uomini di governo e politici sudamericani per l'ottenimento di appalti militari. In uno di questi filoni, è indagato Valter Lavitola, accusato di aver veicolato mazzette al presidente di Panama, Ricardo Martinelli, per alcuni appalti militari andati a Finmeccanica. Ricostruzioni contestate dalla società, che ancora ieri ha dichiarato la propria estraneità ai fatti oggetto del lavoro della magistratura di Busto Arsizio.
(ha collaborato Simone Di Meo)