Sssss! Bergamo e dintorni sono un covo di serpenti

Cinque tra boa e pitoni trovati in pochi mesi. Colpa di contrabbandieri senza scrupoli e padroni sbadati. E la paura in zona è diventata strisciante

Non è più la provincia di una volta. Una volta capitava di uscire sul balcone e di trovarci un canarino sotto choc, sfuggito dalla gabbia dei vicini. Adesso le massaie ci trovano serpenti. Boa e pitoni. Nell'ultimo anno, cinque incontri ravvicinati del terzo tipo: media record, uno ogni due mesi e mezzo. Benvenuti in terra bergamasca, nuovo habitat naturale per mega-rettili in libera uscita.
L'ultimo se ne stava nella lavanderia di un'abitazione a Bonate Sopra, lo scorso week-end. La padrona di casa se l'è ritrovato tra la biancheria sporca, verso sera. Senza farsi prendere dal panico (dev'essere che ormai in zona si stanno specializzando), la signora ha chiamato l'amica che si trovava da lei e con poche abili mosse hanno catturato la bestia. Ricostruzione epica: prima l'hanno sollevato con il badile spazzaneve, quindi l'hanno deposto dentro uno scatolone di cartone, infine hanno scocciato per bene, avendo cura di lasciare qualche buco per la respirazione. Dopodichè, pronto intervento dei vigili del fuoco e consegna dell'esemplare alle guardie forestali. Il fuggiasco, un maschio Python Regius di una decina d'anni, lungo un metro, riposa adesso tranquillamente nel famoso rettilario del parco Minitalia Leolandia di Capriate, pochi chilometri più in là.
La statistica però cresce. E con la statistica, l'apprensione. Se non è ancora psicosi, è certamente una strisciante - mai termine più adeguato - inquietudine. Con l'afa di questi tempi, aprire le finestre non è più lo stesso piacere. Certo possono aiutare le parole dell'esperto, il direttore del rettilario di Capriate, Tiberio Forin: «Il pitone reale non è pericoloso. Anzi, è ottimo per la compagnia: è molto bello, con una livrea gradevole alla vista e al tatto. Soprattutto, è un animale mite...». Ma alla gente comune, che non conosce tutte queste virtù, risuona continuamente l'orrenda disgrazia dei due fratellini stritolati nel proprio letto. Saranno pure generalizzazioni profane, nemmeno tra i serpenti si può fare d'ogni erba un fascio, ma non è tanto facile pretendere una solida cultura scientifica tra cittadini abituati da secoli a familiarizzare con cani, gatti, vacche e asini.
L'epicentro del brivido sta qui a Seriate, dove la statistica schizza alle stelle con una frequenza da Dario Argento: tre dei cinque serpenti sono saltati fuori in questo popoloso e accatastato paesone dell'hinterland. L'ultimo, la settimana scorsa, stava in posa plastica sul davanzale del terrazzo, al terzo piano di via don Minzoni. Quando la sciura è uscita per buttare gli scarti della spazzatura, quasi ci resta dallo spavento. Quello, per la cronaca, era un Boa Constrictor d'un paio di metri. Nel suo piccolo, appena un po' più corto del collega ritrovato in via Nullo nell'ottobre scorso. Entrambi comunque dei bonsai se confrontati con l'esemplare schiacciato tre mesi fa tra i campi dal trattore di un contadino, dopo scorpacciate di conigli selvatici (il serpente, non il contadino): cinque metri, dannazione. E hai voglia di saperlo bello, gradevole, mite. Prova tu a ritrovartelo in una sera di mezza estate, nelle penombre di Seriate…
Ovviamente, stanno tutti a chiedersi perché proprio qui una tale densità di serpenti, neanche fosse il Togo. Spiegazioni ne ho sentite tante, vagando tra plausibilità e leggenda metropolitana. Una guardia forestale che non vuole il nome sul giornale dà la più logica: Seriate si affaccia sull'aeroporto di Orio, punto di passaggio fittissimo di persone e di cargo. «Se consideriamo che la nuova febbre dei rettili in casa è sostenuta soprattutto dal contrabbando, facile ipotizzare che spesso i corrieri in difficoltà liberino gli aninali subito dopo l'atterraggio, senza farsi tanti scrupoli...»
É altrettanto certo tuttavia che anche gli indigeni orobici abbiano le loro brave colpe. All'inizio l'idea di prendersi in casa il serpente sembra facile e divertente. Non serve neanche la denuncia: è come tenere il pesce rosso. Il problema è che i cuccioli sono facilmente gestibili, ma quando l'età avanza il problema di complica: l'animaletto diventa un animalone insaziabile, cui bisogna assicurare un menu adeguato, soprattutto pulcini e topi. Così, magari in prossimità delle vacanze, i nuovi geni abbandonano il boa o il pitone come i vecchi geni abbandonavano il bastardino preso al canile. Inutile tentare di convincerli che per quanto gesti ugualmente abietti, liberare un serpente non è come liberare un cane.
In un modo o nell'altro, bisognerà comunque farsene una ragione. E l'abitudine. Questo è certo. Anche i serpenti in giro sono segni dei tempi. Il benessere ha portato in questa terra molte mode esotiche. Basta guardarsi in giro per contemplare palmeti ovunque, anche alle altitudini di faggi e castagni. In attesa che qualcuno cominci con il primo cammello in giardino, andrano avvertiti i puristi della Lega: qui, nella loro culla, loro continuano a battersi imperterriti per la difesa dell'identità.

Commenti

Nadia Vouch

Lun, 12/08/2013 - 11:34

Per mia esperienza, vengo da un territorio dove le persone viaggiavano molto per lavoro, e soggiornavano all'estero. Al rientro, portavano con sé un ricordo dei luoghi, spesso costituito da animali vivi, ben celati durante la traversata in nave o aereo. Io stessa adottai un povero pappagallo esotico, portato in Italia da "uno che navigava". La disgraziata creatura, per venti, sottolineo venti anni, fu tenuta segregata in un poggiolo, coperta e al buio durante il giorno, in condizioni igieniche discutibili, affinché non disturbasse coi suoi versi i vicini. Non so come non sia impazzito. Poi, una volta salvato, restò nella mia famiglia poco più di un anno ed era una creatura straordinaria. Così, in tanti portano ancora trofei dai luoghi dove son stati. Qui, le persone, non conoscono questi animali, quindi si rischia di far più danno che no. Anni fa a Trieste, una famiglia recò con sé un animale "della Birmania", che pareva loro un cucciolotto. Ebbene, un giorno, senza preavviso, in loro assenza da casa, il cucciolotto fece fuori il gatto di casa e distrusse mezzo appartamento. Complimenti alla signora che non si è spaventata per il povero serpente e che ne ha permesso il salvataggio. Ma, quello era serpente innocuo e non siamo tutti esperti.

Nadia Vouch

Lun, 12/08/2013 - 12:17

Preciso, l'animale era il cosiddetto "diavolo della Tasmania" (perciò la Birmania non c'entra) ed è un carnivoro. Scusate.

canaletto

Mar, 13/08/2013 - 19:57

CERTA GENTE CHE DETIENE SIMILI ANIMALI E SOPRATUTTO CHI LI VENDE, LEGALMENTE O ILLEGALMENTE, BISOGNA TAGLIARLI LE PALLE, EVIRARLI PERCHE' SONO DEI FOTTUTI DELINQUENTI E BASTA.