La star dell'antimafia comprava auto e vestiti coi fondi contro i clan

Malaluna come il pub che la 'ndrangheta aveva spento a forza. Malaluna era lo spettacolo che Rosy Canale, bandiera dell'antimafia reggina, portava in giro per l'Italia raccontando la propria storia di dolore e di sopraffazione, ma anche di speranza. Un monologo che pungeva come uno spillo, con le musiche di Franco Battiato. L'altra sera Rosy Canale aveva appassionato il pubblico di Cosenza, ieri mattina l'hanno arrestata perché con i suoi proclami, le sue lotte e soprattutto con i suoi progetti avrebbe truffato lo Stato. Soldi in cambio di niente. O per dirla più semplicemente, per farsi gli affari propri. È un'icona che va in pezzi quella di Rosy Canale, animatrice del Movimento delle donne di San Luca. E non è l'unica notizia cattiva di una giornata storta perché con la Canale, finita ai domiciliari, è stato ammanettato anche l'ex sindaco di San Luca Sebastiano Giorgi. E qui la delusione lascia il posto allo sgomento: Giorgi aveva partecipato a tante fiaccolate contro il crimine e qualcuno aveva letto in quelle manifestazioni un segnale dei tempi che cambiano. La svolta e il tentativo, dopo secoli di oppressione, di liberare il territorio dall'abbraccio soffocante dell' onnipotente piovra. Finalmente, si diceva, anche San Luca si ribella allo strapotere degli Strangio, dei Pelle, dei Nirta. Finalmente si cambia anche lassù, fra le montagne di una bellezza selvaggia dell'Aspromonte, quelle contrade care a Corrado Alvaro, fino a ieri nascondiglio perfetto per legioni di latitanti e per i poveri disgraziati sequestrati nelle ville nebbiose del Nord.
Ora occorre rileggere con la lente della disillusione e dello scetticismo quelle pagine di cronaca che sembrava già storia. Giorgi sarebbe stato eletto primo cittadino con i voti della 'ndrangheta e avrebbe dirottato proprio sulle solite famiglie malavitose gli appalti del paese, cominciando da quello più appetitoso della metanizzazione. Altro che terra liberata. L'operazione «Inganno» svela solo che i grandi criminali si adeguano ai tempi e utilizzano la retorica antimafia per mandare avanti la mafia. E avvilente e dolorosa la realtà portata allo scoperto dai carabinieri e ancora di più scorrere il capitolo che riguarda una bandiera delle donne calabresi come Rosy Canale. Rosy Canale che aveva aperto una ludoteca a San Luca e nella sua pièce si lamentava perché lo Stato non l'aiutava, i soldi arrivavano col contagocce e lei era stata costretta a chiudere quell'avamposto della legalità al servizio dei bimbi innocenti. Non era lei, secondo gli investigatori, ad essere corazzata di innocenza: i denari, della Regione, della prefettura, della Presidenza del Consiglio sarebbe serviti per comprare un'auto e per lo shopping a struscio: dai mobili ai vestiti. Secondo i detective, nelle sue trame non c'era nemmeno un grammo di ideale. E c'era il piombo della truffa e del peculato nelle ali dei sogni che aveva raccontato ai compaesani. Si parla di centomila euro, e forse anche di più, sottratti allo Stato con la più alta e bugiarda delle motivazioni.
E ora divampano le polemiche e le prese di posizione ai piani alti della Procura di Reggio, nel quartier generale della lotta alla 'ndrangheta. «Quello che è accaduto - afferma il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho - non ci fa cambiare idea sul fatto che l'antimafia deve esistere. Anzi, Reggio è la città con meno manifestazioni rispetto ad altre. L'organizzazione della legalità deve essere più forte dell'illegalità, queste manifestazioni vanno incentivate». Ma il procuratore aggiunto Nicola Gratteri sembra suggerire un altro punto di vista, assai più inquietante: «Da tanti anni dico di fare attenzione a chi si erge a paladino dell'antimafia senza avere alle spalle una storia». E poi, bordata numero due: «Bisogna essere intransigenti e non accettare alcun accomodamento. Se uno vuole fare antimafia non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche. L'antimafia si fa facendo volontariato, andando a fare ripetizioni nelle scuole gratis, negli ospedali ad accudire gli anziani». Insomma, anche l'antimafia deve essere francescana, altrimenti diventa un'industria, una professione come avrebbe detto Sciascia.
E invece questa antimafia, come quella del sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole, pure fermata nei giorni scorsi, ingrassava con gli slogan, gli striscioni e le prediche, ma in realtà era solo un rotolare di parole degradate. Chiacchiere, anzi menzogne perché i fatti stavano dall'altra parte, oltre la linea che segna il regno della malaluna. E gli applausi delle gente erano solo il paravento per coltivare gli affari più sporchi. Come prima e più di prima.