Lo stile immortale di Ferré è un serpente tentatore

Da alcune stagioni il mondo della moda cerca nella collezione dell'indimenticabile architetto Gianfranco Ferré i tratti del suo rigore e quella speciale sontuosità che riusciva a infondere in ogni creazione. Così ieri i suoi allievi Stefano Citron e Federico Piaggi che da settembre 2011 disegnano la linea di proprietà del Paris Group di Dubai - holding dell'uomo d'affari Abdulkader Sankari - hanno mostrato ancora una volta un rispetto estremo per il maestro e la sua estetica. Che oggi ci farebbe dire, come sosteneva Brâncusi: l'architettura è una scultura abitata.
«Siamo partiti dalle immagini di Guy Bourdin, dai suoi tagli e dalle sue atmosfere che avevano conquistato il signor Ferré. Fu lui a volerlo per memorabili campagne pubblicitarie. Per questo rendiamo omaggio al grande fotografo affidando la nostra visione della prossima estate agli effetti grafici e nitidi del bianco e nero» spiegavano i designer prima di far sfilare una serie di impeccabili abiti bicolore costruiti con elementi non convenzionali, tagli inattesi, squarci sulla schiena e l'uso del rettile come elemento ricorrente di ogni outfit. Speciali le cinture di foglie di pelle spalmate oro e una serie di abiti tunica di gazar nei colori delle pietre preziose con il dorso rigorosamente black. «Abbiamo la massima libertà creativa, l'azienda va avanti, rimane in Italia, cambia sede e la proprietà sta cercando un palazzo» rispondevano gli stilisti a quanti ne volevano sapere di più circa le recenti polemiche scatenate da accuse mosse alla nuova proprietà che secondo alcuni non sarebbe in grado di valorizzare l'immenso patrimonio artistico lasciato da Ferrè. In attesa di vedere cosa accadrà, il mondo della moda passa davanti al palazzo di Via Pontaccio, la sede dalla quale la maison è stata sfrattata, e ha un colpo al cuore. Lì per tanti anni ha abitato una creatività che ha fatto la storia del made in Italy. Punteggiata spesso anche da immagini meravigliose nate dalla straordinaria complicità che si instaura tra fotografi e stilisti.
Lo hanno ribadito anche i due irriverenti gemelli della moda italiana, Dan e Dean Caten in arte DSquared2 mandando in scena l'irripetibile energia che si scatenava su un set fotografico negli anni Novanta. Luci, musica a palla e donne stratosferiche come le famose Glamazon, top model diventate star. Manciate di collane con perle e catene, tacchi vertiginosi e magistrali drappeggi sui corpi mostravano il lato super-sexy di hot pants e giacche di pelle, abiti lunghi a sirena con interventi di pizzo e un sex appeal che si mangiava in un solo boccone le cinquanta e più sfumature di nero. Al punto che gli shorts in denim dai quali occhieggiava una sensuale culotte di pizzo nero, apparivano quasi innocenti. Tra Malibu e Miami, Biarritz e Cap Ferrat, Giorgiana di San Bonifacio Zappieri, direttore creativo della collezione.
Normaluisa, ha allestito un tipico set vacanziero senza peraltro dimenticare le esigenze quotidiane delle donne. Belli e portabili ci sono apparsi il tailleur pantalone rosso fragola con maniche costruite che finiscono a campana, i piccoli abiti di seta in colori energici o stampati a divertente motivo ananas e mossi da pieghe anche sul dorso, i pijama palazzo in bellissimi broccati a disegni pailsley. Menzione speciale per i gioielli a grandi fiori dorati. Cresce di stagione in stagione la bravura della giovane Giulia Marani che inserisce la sua donna Marani G. in un giardino di plexiglass e riesce a sorprendere con una stampa di piccole gerbere colorate arancio blu e verde sul bianco ma anche verde e fucsia sul nero, riquadrate a formare un motivo divertente che trasforma un cielo bigio in una giornata di sole. Stampa che s'imprime sul parka tecnico, sull'abitino anni Venti in seta stretch e sul bikini con fascia borchiata e slip a vita alta.