Stilettata al cuore, arrestato l’ex fidanzato

MilanoL’uomo che nella foto tiene in braccio il piccolo Gabriele ha gli occhiali con una montatura metallica, i baffi, i capelli grigi e sorride al bambino. Si chiama Carmine Buono, è nato a Galatina (Lecce) 55 anni fa ed è il suo papà. Purtroppo da lunedì sera, secondo il pm del tribunale di Lodi Armando Spataro, sarebbe anche l’assassino della sua mamma, Antonia Bianco, la 43enne italo argentina uccisa con una stilettata al cuore a San Giuliano Milanese la sera del 13 febbraio scorso, in via Turati, sul marciapiede, proprio davanti all’abitazione dell’ex compagno. L’uomo, ora accusato di omicidio volontario (prima era stato indagato ma per omicidio colposo) è rinchiuso nel carcere di Lodi e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ancora non si sa come abbia ammazzato la madre dell’ultimo dei suoi 7 figli, anche se quella sera, in strada, oltre a lui e alla donna, c’erano la sua attuale compagna, due dei loro figli e il figlio maggiore di Antonia, il 23enne Maximiliano, che aveva accompagnato lì la madre. Si sa solo che, all’improvviso, Antonia si è accasciata a terra, sul marciapiede, mentre il suo ex rientrava velocemente in casa. Tutti pensarono a un malore, anche al Policlinico di San Donato dove la donna spirò poco dopo il suo arrivo in ambulanza. In realtà l’autopsia all’istituto di medicina legale di Milano - svoltasi il 24 febbraio e principalmente grazie alle insistenti richieste della famiglia Bianco che non ha mai creduto a una morte accidentale - rivelò che la povera Antonia era stata proprio uccisa: una minuscola puntura sotto l’ascella sinistra indicava che qualcosa di simile a una stiletto o a uno spillone, le aveva perforato un ventricolo.
Buono venne subito sentito dai carabinieri e, nonostante si fosse più volte contraddetto su più punti nel raccontare quello che era accaduto la sera della morte della sua ex, venne indagato dalla procura di Milano per omicidio colposo, quasi si fosse trattato di un incidente. Tuttavia sabato scorso il pm di Lodi Armando Spataro, ora competente per questioni di territorio sul fatto, ha interrogato prima la madre di Antonia, Maria Teresa Casciaro, 71 anni e il nipote Maximiliano in tutto per oltre quattro ore, quindi ha sentito se l’indagato aveva qualcosa da dire. Alla fine il capo d’imputazione a suo carico è diventato omicidio volontario ed è stato deciso per l’arresto di Carmine Buono.
«Volevamo capire com’è morta la nostra Antonia, anche se indietro non ce la darà più nessuno. Volevamo giustizia. Ora i fatti parlano da soli. Aspettiamo il processo» spiegano la signora Maria Teresa e la figlia 41enne Asuncion nella loro abitazione alla Bovisa. Sono queste due donne che ora si prendono cura dei tre figli lasciati da Antonia: Maximiliano, Florencia Belen, 12 anni e il piccolo Gabriele, nato dalla relazione con Carmine e che di anni ne ha solo 5.
«Dopo la morte di Antonia, avevamo ottenuto dal tribunale dei minori che il padre non potesse più avvicinarsi al piccolo - ci spiegano -. Qualche giorno fa, prima che venisse arrestato, abbiamo scoperto che ci ha denunciate per diffamazione, perché sostiene che, parlando di questa vicenda, avevamo voluto farci pubblicità».
La signora Maria Teresa ha raccontato a Spataro tutte le angherie a cui Buono sottoponeva la figlia Antonia che, nonostante la loro relazione fosse finita e dopo due sue denunce contro l’uomo per aggressione e diffamazione (2009) e per stalking (2011), gli permetteva ancora di vedere il figlio Gabriele. «Ho spiegato che, a mio parere, quell’uomo ha solo dato seguito a tutte le minacce fatte a mia figlia, frasi del tipo “Ti taglio la gola“ o “Se non sarai mia non sarai più di nessun altro“. Poi mi ha chiesto più volte se avevo mai visto in mano a Carmine un portachiavi con attaccato un coltellino...Ho capito che è quella l’arma del delitto che stanno cercando. E io quel portachiavi l’ho visto eccome, c’erano attaccate più cose, anche quel coltellino». Un piccolo oggetto a serramanico che, ora, è scomparso: nel portachiavi di Carmine Buono non c’è più.