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L'enorme tensione politica in Europa gioca brutti scherzi. Negli stessi minuti in cui le Borse spagnola e italiana affondano, e in cui gli spread toccano livelli record contro i titoli tedeschi, le agenzie di stampa battono da Madrid una notizia bomba: Spagna, Italia e Francia, in un comunicato congiunto, «esigono l'applicazione immediata» degli accordi raggiunti al Consiglio europeo di fine giugno sullo scudo anti spread. I tre Paesi, secondo il segretario di Stato per l'Ue, Mendez de Vigo, sottolineano il «divario preoccupante fra le decisioni prese dal Consiglio e la loro applicazione», mentre è evidente che proprio la rapidità è condizione essenziale per frenare le speculazioni di mercato.
Passa poco più di un'ora, poi la clamorosa smentita: l'appello, dicono fonti governative francesi, «è pura invenzione, non esiste». A stretto giro arriva anche la smentita da Palazzo Chigi, in cui si esprime lo «stupore» per un'iniziativa di cui il governo italiano «non è al corrente». È però vero che il premier Mario Monti, durante la visita in Russia, ha attribuito il nervosismo dei mercati ai troppi dubbi sorti sull'applicazione dello scudo anti spread deciso al Consiglio europeo di fine giugno. Che la strategia del «no» agli aiuti da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel stia condizionando negativamente i mercati è da tempo un dato di fatto.
Da qui si può forse spiegare l'infortunio diplomatico spagnolo. Nel sito ufficiale della Moncloa, il governo spagnolo riferisce che l'appello sarebbe stato deciso nella mattinata di ieri durante la riunione del Consiglio affari generali a Bruxelles. I ministri per gli affari europei dei tre Paesi, Inigo Mendez de Vigo, il francese Bernard Cazenueve e l'italiano Enzo Moavero Milanesi «hanno chiesto l'esecuzione immediata degli accordi dell'ultimo Consiglio europeo degli scorsi 28 e 29 giugno». Anche questa ricostruzione è però smentita da Parigi: Cazenueve afferma infatti di non aver mai chiesto, insieme ai colleghi italiano e spagnolo, l'«immediata attuazione» degli accordi Ue di fine giugno sullo scudo anti spread.
Il giallo della nota italo-franco-spagnola testimonia il livello della tensione all'interno dell'Eurozona. Per di più, il fatto avviene mentre il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos si trova a Berlino per discutere con il collega tedesco Wolfgang Schauble i termini e le garanzie per la ricapitalizzazione delle banche spagnole. Un incontro che però porta a un improvvisa apertura tedesca, dopo i ripetuti silenzi della Merkel. Un po' a sorpresa i due ministri invocano una «veloce applicazione delle decisioni del Consiglio Ue del 29 giugno, con una costruzione completa di un organismo di controllo per le banche» e sottolineano come «il livello dei tassi sui bond spagnoli non corrisponda né ai dati fondamentali economici della Spagna, né al suo potenziale di crescita, né alla sostenibilità del suo indebitamento statale».
Secondo voci riportate dalla stampa madrilena, non si esclude che il governo Rajoy possa chiedere aiuti a carico dell'attuale fondo «salva stati» per far fronte all'emergenza. Oggi de Guindos vede il collega francese Pierre Moscovici.
Finora il premier spagnolo ha sempre escluso la possibilità di ricorrere ad un salvataggio esterno, che comporterebbe pesantissime interferenze nella politica economica del suo Paese. Ieri però, in un'asta di bonos (i bot spagnoli) a tre e sei mesi, la tesoreria di Madrid ha dovuto pagare interessi del 3,7%, mentre il titolo a dieci anni sul mercato secondario è arrivato al 7,5%. A questi tassi la Spagna non può finanziarsi, pena la bancarotta. Né può aiutare le amministrazioni regionali, da Valencia alla Catalogna, che si trovano a un passo dal fallimento. E nell'intero Paese continuano le manifestazioni di protesta, in particolare degli statali colpiti dal taglio della tredicesima.
Ma assai più grave di quella spagnola è la situazione in cui versa la Grecia. La troika Ue-Bce-Fondo monetario internazionale è da ieri ad Atene per verificare quel che già si sa: la Grecia non riuscirà a rispettare gli obiettivi di riduzione del debito concordati con Bruxelles e con il Fmi, e sarà costretta a varare nuove manovre. Una richiesta che il governo guidato da Antonis Samaras potrebbe non essere in grado di accettare. È evidente che, se qualcosa non cambia, l'uscita della Grecia dall'Eurozona cessa di essere una possibilità teorica e diventa qualcosa di assai concreto. Del resto, è quanto la Germania si aspetta. La mezza bocciatura da parte di Moody's, ovvero il cambiamento di prospettive per il rating da positive e negative, spaventa la stampa e l'opinione pubblica tedesca. Adesso è più difficile che la Germania voglia pagare ancora per il salvataggio dei Paesi dell'Eurozona in difficoltà: «Dobbiamo pensare più a noi, e meno agli altri».