Stop ai rimborsi per i gruppi regionali E taglio alle indennità dei consiglieri

È stato un federalismo all'italiana, pasticciato e mai compiuto. La riforma del Titolo V della Costituzione, varata dal centrosinistra tra il 2000 e il 2001 con appena quattro voti di maggioranza, doveva delegare competenze e poteri alle Regioni ma ha finito per moltiplicare i conflitti tra enti locali e Stato centrale (circa 1650 cause dal 2002 ad oggi). Secondo un'elaborazione della Cgia di Mestre un altro effetto è stato di aumentare la spesa delle Regioni (già spendaccione) di ben 89 miliardi. La revisione di quella vecchia riforma, e quindi la riscrittura del Titolo V, è uno dei programmi delle riforme costituzionali che dovevano segnare il cammino del governo delle larghe intese. Ma ora con l'accordo Renzi-Berlusconi il tema fa un salto in avanti, e si completa di due novità. La riforma del ruolo delle Regioni sarà accompagnata dalla abolizione dei rimborsi ai gruppi regionali - questo è un punto dell'intesa tra il leader del Pd e quello di Forza Italia -, quei rimborsi che hanno trasformato i consigli regionali in mangiatoie pubbliche. Secondo, le indennità dei consiglieri regionali, ad oggi commisurate a quelle dei parlamentari, verranno diminuite. Altri punti tecnici della riforma del Titolo V verranno illustrate più avanti. Ma la direzione, stavolta, sembra chiara.