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Da oggi si fa sul serio. Smaltita la sbornia che ha portato a ipotizzare per il Colle nani e ballerini, il cerchio delle candidature si stringe su papabili veri. La mossa tocca a Bersani, e nel quartiere generale del Pdl si attende la proposta di una terna dentro la quale pescare, se possibile, un nome condiviso da eleggere con maggioranza qualificata già giovedì, al primo turno. Tra spinte e controspinte, il Pd cerca di stringere il cerchio e, a quel che ci risulta, se oggi fosse l'ultimo giorno utile la terna sarebbe composta da Romano Prodi, Giuliano Amato e Franco Marini. Fuori quindi D'Alema, Violante, Rodotà, Finocchiaro e Zagrebelsky. Della guerra fratricida interna alla sinistra poco ci interessa. È soltanto l'ennesima conferma che il Pd e la sua coalizione sono cocci tenuti insieme con lo sputo e mai potranno essere una forza di governo solida e affidabile.
Della ipotetica terna un nome, quello di Prodi, è una provocazione bella e buona. Il professore di Bologna è il peggio che possa capitare al Paese, non soltanto al centrodestra. Piace a una parte del Pd, a Vendola, a qualche grillino, piace alla prima banca del Paese, Banca Intesa, e al suo giornale (il Corriere della Sera). Stiamo parlando di un cattocomunista che ha già fallito due volte come premier e che è il vero responsabile della sciagurata trattativa (con tanto di dati e bilanci truccati) che ha portato l'Italia a entrare nell'euro con condizioni che hanno provocato ciò che oggi stiamo vivendo e subendo.
Dovendo scegliere chi buttare dalla torre tra Amato e Marini, e non potendo gettare entrambi, credo che al Pdl converrebbe salvare Amato, meno ideologico e quindi pregiudizialmente non ostile.
Vedremo, anche se nelle ultime ore c'è chi ha messo sul tavolo un'ipotesi apparentemente bizzarra. E cioè togliere dalla mischia elettorale il pericolo numero uno della sinistra, quel Silvio Berlusconi dato già più volte per morto ma più che mai vivo, come dimostrano il risultato elettorale e i nuovi sondaggi che lo danno in ulteriore ascesa. Se Berlusconi dovesse salire al Colle è certo che il Pdl perderebbe il suo punto di forza e, detto senza offesa a delfini e possibili successori, avrebbe ben poche possibilità di mantenere le posizioni nelle prossime, inevitabilmente imminenti elezioni. Il piano sarebbe di disfarsi una volta per tutte del berlusconismo promuovendo Berlusconi. Sembra fantapolitica, ma la pratica è stata aperta.