La strana democrazia del «líder maximo» Beppe: il suo unico Vangelo è il blog-business il caso

Una volta c'erano i consiglieri Giovanni Favia, Massimo Bugani e Filippo Boriani. Esistevano Valentino Tavolazzi, Federica Salsi, Gaetano Vilnò. Fu il tempo del senatore Marino Mastrangeli e della senatrice Paola de Pin. La lista è lunga. Una volta c'erano, oggi non ci sono più. Fatti fuori dal leader maximo, senza appello. È la dittatura grillina che non lascia scampo a chi la pensa in maniera diversa da Beppe.
Le ragioni sono sempre le stesse: linea di pensiero differente da quella del grande capo o del suo guru informatico Gian Roberto Casaleggio, proposte non gradite ai vertici (sempre loro due), apparizioni televisive sconvenienti, oppure l'uso del logo M5S non autorizzato. Come è successo a quelli del Meet Up Parlamento 5 Stelle esautorati da ogni ruolo, sollevati da ogni incarico, buttati nel bidone come scarpe vecchie. E che importa se furono alla base del successo dei 5 Stelle. Ora non servono più e non sono autorizzati a usare il marchio del movimento. E pensare che credevano ancora di essere un utile megafono per le prediche del buon Beppe. Invece no, fatti fuori anche loro. Senza diritto di replica.
È stato proprio il fatto di essere un nati da un moto spontaneo a far saltare la mosca al naso alla Grillo&Casaleggio. Troppo liberi e anarchici per essere sottoposti alle regole ferree dei cinque stelle. Troppo rischioso continuare a farsi rappresentare da un sottomovimento che rifiuta di infilare la testa dentro il giogo grillino. Un'altra manciata di militanti da impallinare a colpi di fogli di carta bollata. L'avvocato di Grillo, Michelangelo Montefusco (allo studio associato Squassi&Montefusco di corso Venezia a Milano non risponde nessuno) ha spedito una quindicina di lettere di epurazione a quelli del Meet Up: «Nelle vostre pagine web e nei vostri forum vengono spesi nomi e segni riproduttivi del marchio registrato “Movimento 5 Stelle” di proprietà esclusiva, quest'ultimo, del mio cliente. Vi invito a voler cessare immediatamente l'uso e il riferimento diretto, indiretto o anche solo per allusione al nome od ai marchi di proprietà del signor Grillo». Un calcio e via.
I promotori del Meet Up non l'hanno presa bene. Chiamano quella di Grillo «una strana idea di democrazia diretta» e si giustificano dicendo di aver preso l'iniziativa proprio perché la piattaforma tecnologica per l'attuazione della democrazia diretta non c'è e che il rapporto tra la base e i parlamentari è inesistente: «Nell'attesa fosse creata la piattaforma ufficiale per votare le proposte di legge, sentivamo la necessità di uno strumento per cominciare a lavorare in questo senso. Con questo scopo è nato il gruppo Parlamento 5 Stelle». Ma a Grillo non va bene. Per lui il solo Vangelo da seguire è quello del suo blog-business dove, per vedere i video-deliri, bisogna per forza passare da 30 secondi di pubblicità. Il partito del blogger genovese è paragonabile insomma a una società di e-commerce (Beppe Grillo.it e Casaleggio Associati) dove ogni click è denaro.
Ma trova il coraggio di fare la morale agli altri. Specie a giornali e giornalisti. «I finanziamenti all'editoria sono passati dai 137 milioni di euro del 2013 ai 175 del 2014». Ieri è toccato all'Unità che «è come un calabrone, non si sa come faccia a volare, ma non fallisce mai. Il suo segreto si chiama “Pd Kiosk”».

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Ritratto di giuseppe zanandrea

Anonimo (non verificato)