Sui sottosegretari è già braccio di ferro

Crescono le quotazioni degli esclusi eccellenti dai ministeri e dei "trombati" di lusso alle Politiche. Tensione Pd-Pdl

Roma - Trovata la quadra sui ministeri, ora il governo deve sbrogliare la matassa dei viceministri, dei sottosegretari e delle presidenze delle Commissioni. Sembra facile ma il puzzle è, se possibile, più complicato di quello appena risolto per la guida dei dicasteri. In Transatlantico si giura che entro la fine della settimana i giochi saranno fatti ma tra i partiti e nei partiti è già partita la corsa alla poltrona. Per il Pdl, Berlusconi ieri ha detto i suoi: «Avanzate le vostre candidature, poi valuteremo insieme». Ovviamente tutti si autocandidano e altrettanto ovviamente sarà Berlusconi a dare l'ultima parola. Nel Pd è ancora buio pesto ma lì la soluzione del giallo è più difficile: essendo divisi in tribù, ognuno pretende una rappresentanza, naturalmente di peso. In linea di massima il Pdl si presenterà alla trattativa chiedendo più viceministri e sottosegretari, posto che nella distribuzione dei ministeri il Pd risulta in vantaggio per 9 a 6. Ma il Pd ribatte che i quattro ministeri assegnati ai berlusconiani (Interno, Salute, Agricoltura, Trasporti), essendo con portafoglio valgono di più. Con logica spartitoria, per alcuni ministeri si farà fifty fifty. Sono previsti infatti due sottosegretari per i dicasteri pesanti come Giustizia, Lavoro, Economia, Sviluppo economico e Interni. Su un nome pare fatta: Gianni De Gennaro sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi.

Pare vacillare il criterio che chi è stato ministro nei governi precedenti non possa avere un ruolo in questo. Il che aprirebbe la strada ad alcuni ex ministri pidiellini, rimasti senza ruolo di peso nell'esecutivo delle larghe intese. In corsa, quindi, ci sono Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Paolo Romani, Michela Vittoria Brambilla e Anna Maria Bernini. Difficile, tuttavia, che chi ha fatto il ministro poi accetti di fare il sottosegretario. Ma non si deve dimenticare che sono disponibili anche le poltrone decisive delle presidenze delle Commissioni parlamentari. Non solo. Nel Pdl c'è la sedia lasciata vuota dal neo ministro dei Trasporti Maurizio Lupi di vice presidente della Camera. Ruolo che spetta ai berlusconiani e che in pole vede Daniela Santanchè, Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. Anche se Santanchè è spendibile anche in altri ruoli, magari in un ministero economico, per bilanciare la sinistra.

Tra gli azzurri c'è qualche malumore: «Ai ministeri sono stati premiati tutti i berlusconiani soft, alcuni dei quali erano pronti a tradire il presidente. Adesso tocca a noi». Pesi e contrappesi che contribuiscono a rendere la partita un vero e proprio ginepraio e un ribollire di lotte intestine. Chi scegliere? Per ora di nomi certi non se ne fanno anche se si starebbe valutando di pescare anche tra i primi dei non eletti delle grandi Regioni come Mariella Bocciardo, Melania Rizzoli, Fiorella Ceccacci Rubino e Michele Pisacane. In pole per competenza e perché giudicati «elementi non divisivi» nei ministeri economici ci sono i pidiellini Luigi Casero e Alberto Giorgetti. Alla Giustizia, il giovane Enrico Costa anche se - caso più unico che raro - il diretto interessato non sgomita per alcun posto. Non è escluso, quindi, il ripescaggio di Maurizio Paniz, non eletto in Veneto 2. In corsa la berlusconiana di ferro Michaela Biancofiore ma anche la stakanovista (100% di presenze in Commissione Lavoro) Paola Pelino. Il senatore Giuseppe Esposito sarebbe in gioco con Salvatore Cicu per la Difesa e Guglielmo Picchi per gli Esteri. Per la Salute, invece, il Pdl potrebbe lanciare Anna Bonfrisco.

Nel Pd c'è la questione tribale. Ambiscono a un risarcimento i veltroniani che potrebbero chiedere un ruolo per Marco Minniti (Interno); i fioroniani che lanciano Gero Grassi (Salute); i bersaniani con Giovanni Legnini (ministeri economici); i prodiani con Sandro Gozi (Politiche comunitarie). In pole per i lettiani Marco Meloni (Istruzione); Giampaolo Galli e la lanciatissima Paola De Micheli per i ministeri economici. Borsino in calo per la nomina di Francesco Boccia, stimato lettiano. La compagna pidiellina Nunzia De Girolamo è capo del dicastero dell'Agricoltura e per prassi non ci possono essere elementi della stessa famiglia nello stesso governo.

Commenti

GiulioCesare

Mar, 30/04/2013 - 14:09

MA ANCORA ESISTONO i prodiani.. ma chi sono.. questi svegli come il loro capo corrente