Sull'Imu posizioni ancora lontane, il Pdl insiste ancora per l'azzeramento

RomaSempre meno spazi per cambiare le coperture sul rinvio dell'Iva, così come sono uscite dal consiglio dei ministri del giugno scorso. Il decreto che ha rinviato di tre mesi l'aumento dell'aliquota ordinaria su beni e servizi dal 21 al 22%, che sarebbe dovuto scattare il primo luglio, è all'esame del Senato. Le coperture previste dal governo non sono state cambiate in commissione e il governo non le dovrebbe modificare nemmeno nei prossimi passaggi. Difficilissimo, se non proprio impossibile, che si intervenga in seguito con un provvedimento ad hoc. Quindi, come previsto dal decreto, a partire dal periodo d'imposta in corso, gli acconti Irpef e Irap passano dal 99 al 100%. Quello Ires dal 100 al 101%. Un «prestito» chiesto ai contribuenti per coprire il mancato aumento fino al primo ottobre, in attesa che, con la legge di stabilità, si trovino altre coperture. Resta quindi anche la tassa sulle sigarette elettroniche e le altre coperture.
Una cattiva notizia per chi avrebbe voluto agire sull'Iva senza ricorrere alla leva fiscale, sia pure con un semplice anticipo. Un male minore rispetto a quello che potrebbe accadere se sulla partita Imu se Pd e Pdl non dovessero trovare un'intesa.
Il tavolo tecnico di lunedì ha stabilito che il governo incontri i partiti della maggioranza in «incontri bilaterali». I singoli partiti avanzeranno le proposte e al ministro Fabrizio Saccomanni spetterà l'onere della sintesi. Sono lontani i tempi dell'ultima legge di stabilità, firmata dall'ex premier Mario Monti, riscritta di comune accordo da democrat e centrodestra (i relatori erano Renato Brunetta e Pier Paolo Baretta).
L'ultima parola resta al governo che per il momento sta giocando a carte coperte, come ha lamentato ieri il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta. Al tavolo di lunedì, «ci aspettavamo una proposta dal governo, il governo non l'ha presentata». Una «piccola delusione», alla quale l'esponente Pdl contrappone comunque la certezza che, alla fine, l'imposta sarà abolita sulla prima casa perché c'è un preciso impegno del premier Enrico Letta.
Per contro, dal Pd e da Scelta civica, anche ieri è continuato il pressing per ridimensionare le richieste del Pdl. «Le priorità sono lavoro e ammortizzatori», ha protestato la senatrice Pd Rita Ghedini. «Il Pd è contrario all'abolizione», ha confermato Federico Fornaro, senatore del Partito democratico. Mentre Lidia Lanzillotta, vicepresidente del Senato ed esponente di Scelta civica, il partito di Mario Monti, va al vero punto, che è politico: «Sull'Imu siamo di fronte a un atteggiamento ultimativo e propagandistico da parte del Pdl che dovrà misurarsi poi con i vincoli della realtà e con il fatto che si è in una coalizione e, quindi, ognuno deve rinunciare a qualcosa delle proprie proposte perché questo governo stia in piedi». In altre parole i partiti di sinistra della coalizione non sono disposti a lasciare al Pdl la ribalta sull'Imu.
Tensioni anche sul decreto Fare all'esame della Camera, sul quale ieri è stato messa la fiducia. Il governo, ha annunciato il ministro dei rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, non proporrà nessun maxiemendamento, e blinderà il testo delle commissioni. «Votare 800 emendamenti è tecnicamente e temporalmente impossibile». Responsabilità, in larga parte, del Movimento cinque stelle che però protesta contro la fiducia. Il governo «ha posto la fiducia pur di non discutere gli 8 emendamenti presentati dal M5S», ha commentato lo stesso Beppe Grillo. Il leader del movimento, ha replicato Simone Baldelli del Pdl, deve «ringraziare i suoi», che hanno rifiutato il tentativo di mediazione che consisteva nell'impegno di tutti a ritirare la gran parte degli emendamenti per discutere solo di quelli fondamentali. «Grillo deve quindi ringraziare soltanto il suo gruppo».