Tè a secco e sigari spenti Il declino dei simboli inglesi

Nel 2013 calati del 6,2 per cento i consumi della classica bevanda E gli emuli di Churchill in dieci anni si sono più che dimezzati

Il sigaro perde il suo fascino anche tra gli inglesi. E i sudditi di Sua maestà abbandonano pure la mitica e tradizionale tazza di tè invaghiti come sono, ormai, di caffè e cappuccino. Sembra proprio essere destinato alla completa estinzione quel cilindro di foglie di tabacco, inseparabile compagno di vita, oltre al cane bulldog, di Winston Churchill e immancabile presenza negli uffici finanziari della City di Londra. Secondo le statistiche del Dipartimento del Fisco riportate dal Financial Times, entro il 2026 il suo consumo sarà soltanto una memoria dei tempi andati. E la stessa sorte potrebbe toccare, in tempi magari più lunghi, anche al tè inglese, i cui consumi sono notevolmente calati, dal -1,7 per cento del 2011 al -6,2 per cento annuo del 2013, per un giro d'affari di 440 milioni contro quello del caffè, che ha superato invece il miliardo di sterline.

Simboli in crisi. Già in questi ultimi anni, il sigaro si è trasformato in un prodotto di nicchia, destinato ai nonni, ai personaggi eccentrici e agli estimatori. Il suo fascino, enfatizzato in passato da politici e attori, è stato sconfitto dalle leggi contro il fumo nei luoghi pubblici. Perché «fumarsi un sigaro» non è una questione da cinque minuti, una sniffata veloce di tabacco fuori dall'ufficio, sotto la tettoia dell'ingresso al riparo dalla pioggia e dal freddo. È un lungo piacere in grado di durare anche un'ora che mal s'attaglia agli orari frenetici dei nostri giorni. Non per nulla, a fumarlo erano gli scrittori, i politici e i giornalisti, quando ancora era possibile appestare gli spazi comuni con il suo odore inconfondibile. Per alcuni era un profumo, per altri un puzzo pestilenziale. A ogni modo durava a lungo. Il divieto di fumare nei luoghi pubblici ha decretato l'inizio della fine. Negli ultimi cinque anni il suo consumo è calato di un quinto e mentre nel 1992 gli inglesi avevano acquistato 200 tonnellate di sigari, lo scorso anno ne sono state vendute soltanto una quarantina. In caduta libera soprattutto lo smercio dei grossi sigari precipitato del 40 per cento tra il 2007 e il 2012, un declino due volte più rapido dei cosiddetti sigarilli, di più rapido consumo.

Anche i sigari del mercato di massa, solitamente più piccoli e meno cari, faticano a restare a galla. Secondo la stima dell'Imperial Tobacco, la seconda più grande azienda di tabacco, sono rimasti in Gran Bretagna soltanto 300mila consumatori abituali contro i 700mila di una decina di anni fa e la causa di una simile disaffezione secondo la compagnia andrebbe attribuita anche alla scarsa popolarità che il prodotto ha nei giovani. «I ragazzi vedono nel sigaro qualcosa che fumerebbero i loro nonni, al massimo i loro padri» ha spiegato il direttore Simon Evans. In questo scenario sconfortante, a dare qualche timido segno di vitalità sono soltanto due tipi di sigari: la prima categoria è quella dei «Premium Cigars», fatti a mano, per intenditori e lasciati ad invecchiare come il buon whisky che in questo ultimo periodo hanno fatto rilevare perfino una lieve ripresa rispetto agli scorsi anni. Attenti a questi segnali, alcuni alberghi esclusivi si sono già adeguati al nuovo trend offrendo ai fumatori degli spazi appositi, esterni e interni all'albergo. Buona anche la tenuta della seconda categoria di sopravvissuti, i sigari in miniatura o sigarilli, più agevoli da consumare e meno costosi, particolarmente in voga tra coloro che trovano troppo volgare la solita sigaretta. Una compagnia cubana ha tentato di conquistare le simpatie femminili, lanciando sul mercato un sigaro più corto, ma ha fallito. «A differenza di quanto si pensa - hanno commentato - le donne non amano bere vini diversi da quelli bevuti dagli uomini».