Dopo tanti inutili sacrifici è ora di chiedere una svolta all'Europa

di Caro direttore
Ho letto con interesse la lettera aperta a Silvio Berlusconi di Magdi Allam. Berlusconi sostiene che il governo Letta deve verificare se in Europa c'è davvero la volontà di intervenire sulla paralisi drammatica dell'economia che dipende da «un criterio rigorista astratto» applicato da Monti con esiti disastrosi e che ora rischia di ripetersi con Letta.
Gli italiani devono capire che dopo tanti (inutili) sacrifici è l'ora di chiedere una svolta in Europa, perché è qui che stanno ormai le leve dell'economia, mentre agli stati nazionali resta solo la possibilità di aumentare le tasse e tagliare gli investimenti e solo teoricamente il contrario. È stato l'inglese Cameron, che pure ha imposto tagli di spesa, a rifiutare l'obbligo europeo del pareggio di bilancio. Berlusconi già in campagna elettorale affermava che il costo del fiscal compact andava rivisto, portandolo ad un esborso per l'Italia di 15 miliardi annui anziché di 45 «anche a costo di farlo rivotare dal Parlamento italiano». Se vincere questo «braccio di ferro», come l'ha chiamato il leader Pdl, sia possibile, va appunto verificato, ma non ci sono molti indizi per essere ottimisti. Berlusconi aiuti gli italiani a capire che queste imposizioni europee sono tecnicamente infondate. A quel punto si potrà porre le «questione euro» con serenità. Con serenità perché oggi si fa ancora troppo terrorismo psicologico sull'uscita dall'Euro, ma quando sarà chiaro che le altre soluzioni sono sbagliate o impraticabili, la verità sarà più comprensibile. Come ricordava Magdi Allam sul Giornale, gli economisti che dimostrano la dannosità dell'euro sono moltissimi, compresi alcuni premi Nobel.
In termini politici più generali, il centrodestra italiano dovrebbe riflettere su cosa è l'europeismo oggi, perché se è chiaro che siamo europeisti, altrettanto lo è che questa Europa non funziona. Il Pdl deve riflettere su cosa è il popolarismo, perché oggi il Ppe è dominato dai tedeschi e dai tecnocrati, tanto che trovavano naturale avere Mario Monti come loro leader in Italia.
L'idea di Europa non dico di De Gaulle, ma di De Gasperi non ha niente a che vedere con l'Altiero Spinelli appena rivendicato da Enrico Letta come padre nel suo sogno europeo. Si è molto scherzato sulla nuova democristianità di questo governo, ma in realtà, almeno sul versante sinistro, i nipotini di Andreatta e gli ex-comunisti in cerca di nuova fede si sono fatti risucchiare dalla prospettiva tecnocratica. Sta al Pdl non cadere nel gorgo e farsi capofila di una nuova Europa dei Popoli.
Europarlamentare Pdl