Tasse e tariffe, imprese stangate E i pedaggi inchiodano la ripresa

Si rimane sempre un po' perplessi per gli aumenti delle tariffe autostradali scattati puntuali il primo gennaio. I rincari si aggirano intorno a una media del 4% (che è più di 4 volte l'inflazione) con punte di oltre l'8%.
Un imprenditore, infatti, fa (...)

(...) sempre abbastanza fatica a capire la richiesta di un aumento (molto significativo), giustificata da mancati incassi passati e/o dalla necessità di coprire investimenti futuri. Ma questa potrebbe essere solo invidia da parte di chi rischia in proprio, facendo investimenti senza sapere se potrà contare su entrate adeguate. Devo immaginare che il governo abbia valutato con molta attenzione l'impatto che questa ulteriore crescita dei prezzi dei trasporti avrà sulle imprese e, quindi, sull'economia italiana.
Come è noto viviamo in un Paese geograficamente complesso, in cui le merci si muovono per lo più su gomma (anche grazie a molte inspiegabili resistenze allo sviluppo del trasporto su ferro e all'intermodalità), con una rete viaria non precisamente all'avanguardia. E nel quale le autostrade sono già tra le più care d'Europa. Tanto è vero che oggi per un'azienda del Nord Italia è quasi più conveniente spedire i propri prodotti in Giappone (o a Monaco di Baviera) che mandarli a Caserta o a Foggia (e naturalmente questo vale, ancora di più, per i produttori del Mezzogiorno che devono raggiungere il Nord Italia o l'Europa). È di questo che parliamo quando discutiamo di competitività del Paese. Perché ogni aumento del costo dei trasporti è un pesante onere per il tessuto produttivo che, vista la crisi, è complesso trasferire sui prezzi al consumo.
Per cui ogni richiesta delle società concessionarie deve essere contemperata con le necessità delle imprese che operano sul mercato e, in questi difficili anni, hanno resistito mantenendo sul territorio occupazione e ricchezza. Una valutazione che andrebbe sempre fatta, ma che è oggi assolutamente ineludibile se il governo non vuole contribuire a soffocare i timidissimi segnali di ripresa di cui va fiero.*Associazione industriali
carni e salumi

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presidente Assica

di Lisa Ferrarini