Terminata

Due esempi. Il primo: la signora Barbara Houch, 71enne dell’Oregon, diceva di soffrire in maniera intollerabile. Una sera si sedette e guardò il figlio Randy che mescolava un liquido velenoso nel cioccolato del budino, poi si lasciò imboccare davanti alla famiglia riunita per l’occasione: «Non c’era niente di buono in tv, comunque» furono le ultime sarcastiche parole.

Il secondo esempio è stato raccontato da un medico olandese intervistato dall’Avvenire, Karel Gunning: «Conosco un internista che curava una paziente con cancro ai polmoni. Arriva una crisi respiratoria, che rende necessario il ricovero. La paziente si ribella: non voglio l’eutanasia, implora. Il medico l’assicura, l’accompagna lui stesso in clinica, la sorveglia. Dopo 36 ore la paziente respira normalmente, le condizioni generali sono migliorate. Il medico va a dormire. Il mattino dopo non trova più la sua malata:un collega gliel’aveva terminata perché mancavano letti liberi».

Ciò posto: se tanti italiani non hanno ancora ben compreso le differenze tra eutanasia e accanimento terapeutico e testamento biologico e consenso informato e suicidio assistito, infine, è anche perché tanta classe politica e giornalistica ha confuso volutamente le carte. Volendo ricominciare da capo, una certezza l’abbiamo: quanto sopra si chiama eutanasia. C’è qualcuno che la chiede?